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-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras

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venerdì, 30 marzo 2007

Il vento che accarezza l'erba

Qualche giorno fa, complice l’ottimo programma “Rivediamoli” del cinema Apollo di Milano, ho avuto l’opportunità di vedere il film vincitore all’ultimo Festival di Cannes, Il vento che accarezza l’erba, di Ken Loach. Una Palma d’Oro controversa, per un film indubbiamente non facile. Prima di vederlo, avevo sentito soprattutto voci, se non contro, almeno poco convinte. Io invece l’ho apprezzato, almeno rispetto a determinati punti di vista. Certo, non è un film indimenticabile. La seconda parte per esempio si incarta un po’ su se stessa, e non regge il confronto con le scene iniziali, di una forza estrema.
Ma facciamo un passo indietro. Il film è ambientato nell’Irlanda degli anni Venti, durante la repressione britannica, e mostra la nascita del Sinn Féin (la resistenza contro l’oppressore). La scena si apre con i soldati inglesi che mettono sotto torchio un gruppo di giovani in un tranquillo paesino di campagna, uccidendo di botte sotto gli occhi della madre uno di loro, solo diciassettenne, perché si rifiuta di dire il suo nome in inglese anziché in gaelico. In seguito a questo episodio, i fratelli Damien (Cilian Murphy) e Teddy (Padraic Delaney) O’Donovan si uniscono all’Irish Repubblican Army. Lo scettico Damien, che in realtà avrebbe voluto fare il medico, si lascerà coinvolgere dalla lotta, assumendo posizioni sempre più intransigenti. Dopo la ratifica del trattato di pace con l’Inghilterra, Damien e Teddy si troveranno ad essere nemici, appartenenti rispettivamente alla fazione radicale e a quella moderata. E ora mi fermo, perché non voglio svelare come va a finire. 

Il punto di forza di questo film, oltre alle splendide location (infinitamente poetiche, ma del resto siamo in Irlanda) e alla bravura dei protagonisti, risiede nella profondità delle questioni ideologiche che pone, importanti sia per quanto riguarda la storia dell’Irlanda (con strascichi ancora nel presente), sia a livello più generale: come bisogna reagire contro un popolo oppressore che non permette di parlare nemmeno la propria lingua? Fin dove è lecito spingersi per ottenere la libertà? Tuttavia, questo punto di forza costituisce in qualche modo anche una debolezza, perché non riesce ad andare oltre una visione nettamente dualistica: prima gli irlandesi contro gli inglesi, poi le due fazioni irlandesi (e quindi i due fratelli). Si cade così in un’impasse ideologica e narrativa estremizzata nel finale, prevedibile ma non per questo meno crudele.
In conclusione, un film che vale la pena vedere, ma che non riesce ad appassionare.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 23:32 | link | commenti
categorie: recensioni, visioni, premi, grande schermo e dintorni
sabato, 03 marzo 2007

Una piccola ovazione

La rivista letteraria Granta (numero 97) ha reso noti i risultati dell'elezione dei migliori scrittori di fiction americani under 35. Nel 1996 la stessa rivista aveva indicato 20 giovani scrittori all'epoca considerati i più promettenti nel panorama letterario americano (dopo che la versione inglese della rivista aveva eletto i più promettenti "giovani" britannici già nel 1983 - giovani  in senso relativo visto che il requisito era di avere meno di 40 anni. In quell'elenco comparivano tra l'altro nomi come Salman Rushdie e Ian McEwan). Rispetto a quell'edizione, è stato abbassato il limite d'età: tutti gli eletti sono nati dopo il 1970, segno che si inizia a scrivere prima, e che il panorama letterario (quello americano, per lo meno) è più vivace. Ian Jack, l'editor della rivista, che ha letto la maggior parte degli oltre 200 libri in concorso, nota che questa generazione di scrittori americani pare essere caratterizzata da una sorta di ossessione per la morte, da un senso di perdita, e dalla consapevolezza che la fine di tutte le cose è sempre inesorabile. Inoltre, tutti riflettono il senso di profonda incertezza che caratterizza l'America contemporanea. Il ritratto di una generazione che vuole essere un'istantanea di un'intera nazione, in un certo senso.
Ventuno i vincitori che, sempre nelle parole di Ian Jack, non rappresentano una lista esaustiva e definitiva (quasi tutti i giurati lamentano l'assenza di uno o più scrittori), ma una sorta di panoramica di quelli che sono i giovani scrittori americani all'inizio del ventunesimo secolo.
Questo l'elenco dei vincitori:
  • Daniel Alarcón
  • Kevin Brockmeier
  • Judy Budnitz
  • Christopher Coake
  • Anthony Doerr
  • Jonathan Safran Foer
  • Nell Freudenberger
  • Olga Grushin
  • Dara Horn
  • Gabe Hudson
  • Uzodinma Iweala
  • Nicole Krauss
  • Rattawut Lapcharoensap
  • Yiyun Li
  • Maile Meloy
  • ZZ Packer
  • Jess Row
  • Karen Russell
  • Akhil Sharma
  • Gary Shteyngart
  • John Wray
Ora, la piccola ovazione del titolo è ovviamente (per chi mi conosce) dovuta alla presenza tra i vincitori di Jonathan Safran Foer, autore di Ogni cosa è illuminata e Incredibilmente forte, molto vicino (entrambi pubblicati in Italia da Guanda), due libri incredibilmente intensi, scritti con intelligenza e originalità. Dal primo è stato tratto un ottimo film, il secondo è in assoluto il mio libro preferito. Lo è diventato dopo solo poche pagine di lettura. Sono infinitamente ed eternamente grata alla persona che, un giorno come un altro, mi scrisse: "leggi Jonathan Safran Foer". L'ho fatto. Prima Ogni cosa è illuminata, e poco dopo Extremely Loud & Incredibly Close. Letto in lingua originale, e gustatissimo. Una storia di una dolcezza struggente, ma al tempo stesso divertente, arguta, brillante. Un modo diverso di guardare alla tragedia dell'Undici Settembre. Un libro che fa sognare, fa sorridere, fa inumidire gli occhi (e anche un po' di più, ma io non faccio troppo testo perchè mi commuovo facilmente). L'ho consigliato a chiunque, e continuo a farlo.
Leggo che Jonathan (classe 1977) sta scrivendo un nuovo romanzo, che si intitolerà in originale Room after room. Ancora non so quando sarà pubblicato, ma spero il prima possibile (e lo prenoterò immediatamente, anche mesi prima dell'uscita, così come con i vari Harry Potter). E intanto mi gusto questa vittoria quasi come fosse mia.
Da notare che nella lista dei vincitori compare anche Nicole Krauss, moglie di Jonathan, madre di suo figlio e autrice di La storia dell'amore (sempre Guanda). Entrambi di origine ebrea (cosa che traspare in modo più che evidente dai loro romanzi), i due sono certamente la più bella coppia del panorama letterario americano, e forse anche mondiale.

Ps: esiste anche un numero italiano della rivista, pubblicato da Mimimun Fax con il titolo di United Stories of America.  21 scrittori per il 21° secolo.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 15:02 | link | commenti (1)
categorie: segnalazione, persone, parole di carta, premi