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I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it.
Jonathan Safran Foer, Extremely Loud & Incredibly Close

Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso.
- Se puede intentar.
- Seria meterse en un laberinto.
-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras

Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
Alessandro Baricco, Castelli di rabbia

Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes).
Walt Whitman, Foglie d'erba

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giovedì, 28 maggio 2009

Signori si nasce

"Vorrei fare una dedica per questa vittoria al calcio italiano e soprattutto a Paolo Maldini, un esempio per tutti. So che ha avuto qualche problema nel giorno dell'addio, ma sappia che ha l'ammirazione di tutta l'Europa, da 25 anni. La dedica mia, dei giocatori e della società è per Maldini. Se cambia idea e volesse giocare ancora un anno, può venire a farlo da noi". Così Pep Guardiola, ai microfoni della Rai, ha parlato dopo la conquista della Champions League.

Guarda te se dobbiamo farci sempre insegnare tutto dagli altri. E' mai possibile che siamo così bravi da trattare a pesci in faccia un giocatore simbolo del calcio italiano, il giorno del suo ritiro?
Va bene che Guardiola era ai microfoni della RAI e si trovava a Roma, quindi magari, a voler essere proprio cinici, si può anche arrivare a pensare che abbia voluto fare lo splendido.
Ma non credo che l'abbia obbligato nessuto.
E comunque: che figura barbina.

Ps: sono contenta che la Champions l'abbiano vinta loro. Perchè sono una squadra simpatica, e perchè Barcellona è sempre Barcellona e un pezzettino del mio cuore l'ho lasciato lì.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:11 | link | commenti
categorie: persone, lapallaèrotonda
giovedì, 05 marzo 2009

Informazione di servizio

Sul sito di Bompiani è stato attivato un mini-sito dedicato a Flavio Soriga. Ancora in fase di aggiornamento, ma intanto è lì.
Cioè, qui: http://rcslibri.corriere.it/bompiani/_minisiti/soriga/
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 10:56 | link | commenti
categorie: editoria, persone, parole di carta, announcements
mercoledì, 21 gennaio 2009

Stay hungry, stay foolish

Per una serie di coincidenze non esattamente liete, questa mattina mi è tornato in mente il discorso che Steve Jobs aveva tenuto il 14 giugno 2005 ai giovani neolaureati della Stanford.
Già all'epoca mi aveva colpito, e non solo perché io stessa ero una giovane neolaureata che si affacciava alla vita adulta (in un certo senso lo sto ancora facendo).
Il punto è che il discorso di Jobs tocca temi che a diversi livelli si applicano a ciascuno di noi e dice cose che spesso ci dimentichiamo, ma che dovremmo sempre avere ben chiare in mente. Riassumendo all'estremo, Jobs raccomanda ai giovani di Stanford di vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo, di non smettere mai di inseguire i propri sogni e le proprie aspirazioni, di non avere paura, di non fare qualcosa solo perché gli altri si aspettano che noi facciamo esattamente quella cosa, e non un'altra.
Jobs parla della sua esperienza e di come, alla fine, guardando indietro, tutti i puntini si uniscono e anche i momenti più bui si sono rivelati, con il senno di poi, forieri di cambiamenti importanti.
Certo, di Steve Jobs non ce ne sono tanti in giro (e chissà se tornerà al timone di Apple), ma non tutti siamo nati per cambiare il mondo dell'informatica (e quello dell'animazione). La cosa importante nel suo discorso è l'approccio, quello "stay hungry, stay foolish" che riassume un intero stile di vita.

"
you can't connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever. This approach has never let me down, and it has made all the difference in my life".

"Sometimes life hits you in the head with a brick. Don't lose faith. You've got to find what you love. And that is as true for your work as it is for your lovers. Your work is going to fill a large part of your life, and the only way to be truly satisfied is to do what you believe is great work. And the only way to do great work is to love what you do. If you haven't found it yet, keep looking. Don't settle. As with all matters of the heart, you'll know when you find it. And, like any great relationship, it just gets better and better as the years roll on. So keep looking until you find it. Don't settle".

"Your time is limited, so don't waste it living someone else's life. Don't be trapped by dogma — which is living with the results of other people's thinking. Don't let the noise of others' opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary".


Il discorso completo lo potete leggere cliccando qui.
E se volete vedere il video, lo trovate qui.

 
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:00 | link | commenti
categorie: persone, labirinti mentali
mercoledì, 09 luglio 2008

Breve commento

Due parole sull'odierna polemica tra il ministro Sandro Bondi e Umberto Eco all'indomani della presenza di Bondi alla Milanesiana.
Per chi non ne avesse letto sui giornali di oggi, lunedì sera nell'ambito della Milanesiana al Teatro Dal Verme era in programma una serata dal titolo "La fiamma è bella", con interventi di Umberto Eco e Toni Servillo e concerto finale del pianista Antonio Ballista.
Poco prima dell'inizio arriva (più o meno a sorpresa) Sandro Bondi, che si accomoda in prima fila accanto a Umberto Eco. Il quale, sostiene Bondi (e io non posso né confermare né smentire, non avendo visto la scena), non solo non si è alzato a salutarlo, ma gli ha stretto la mano con riluttanza quasi "avesse paura di infettarsi" (parole sue). Come se non bastasse, quando poco dopo dal palco Elisabetta Sgarbi ringrazia il ministro per la presenza, dalla platea si leva un coro di fischi e di "buuuuu", accompagnati da qualche (sparuto) applauso. Per la cronaca, la sottoscritta si è astenuta sia dai fischi (in ogni caso fastidiosi) che dagli applausi (comunque immeritati). Naturalmente subito dopo la presentazione di Eco è seguita da applausi da far tremare le pareti (e idem per Servillo, naturalmente).
Apriti cielo. In un'intervista sul Giornale di oggi Bondi si dice "choccato" dall'odio manifestato da Eco nei suoi confronti e dall'atteggiamento gretto e limitato degli intellettuali di sinistra (tout court). Chi fosse interessato a leggere l'intervista completa la trova qui.
Ora, a parte il fatto che fischi, insulti e simili sono sempre atteggiamenti fastidiosi e indici di scarso rispetto nei confronti dell'altro (chiunque sia quest'altro), addirittura "choccato" signor ministro? Non le sembra di esagerare? Io non so se Eco abbia o meno stretto la mano di Bondi con fare riluttante e nel caso in cui l'abbia fatto non si può certo dire che abbia dato un esempio di buona educazione, ma da qui a farne una questione addirittura di odio (non credo che Eco odi Bondi, per dire. Perché perdere tempo su piccolezze simili) ce ne passa. Come al solito non si perde occasione per strumentalizzare ogni minimo dettaglio. Adesso proviamo a gettare fango anche su Eco, tanto per distogliere l'attenzione dalle cose davvero importanti delle quali nessuno pare voglia parlare sul serio, al di là dei soliti slogan.
Se fossi una dietrologa cinica mi verrebbe quasi il sospetto che Bondi l'abbia fatto apposta a presentarsi alla Milanesiana proprio lunedì sera...
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 21:43 | link | commenti
categorie: persone, attualità, milanesiana
venerdì, 08 febbraio 2008

Evviva!

Ho appena appena scoperto che tra un annetto circa dovrebbe uscire il nuovo romanzo di Jonathan Safran Foer... Che, come è ormai ben noto a tutti, io adoro. Extremely Loud and Incredibly Close è ancora in testa alla classifica dei miei libri preferiti (tallonato dalla Versione di Barney). Non vedo l'ora di avere tra le mani il nuovo (che ovviamente prenoterò con larghissimo anticipo su amazon, come ogni buon geek che si rispetti).
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 14:38 | link | commenti
categorie: persone, parole di carta, announcements
venerdì, 07 dicembre 2007

L'uomo che diventerà presidente

L'alba la sera o la notte
di Yasmina Reza
Bompiani, 2007


L'alba la sera o la notte, della scrittrice e drammaturga francese Yasmina Reza, è un'opera ibrida, difficilmente definibile. Non un romanzo, non un saggio, di struttura frammentaria, che è la migliore per mettere in pratica quello che la Reza aveva in mente di fare. E cioè, un bel giorno è andata da Nicolas Sarkozy, allora Ministro dell'Interno, e gli ha chiesto se poteva seguirlo durante la campagna elettorale, per poi trarne un libro. Si aspettava un no, o nella migliore delle ipotesi un "ci devo pensare". E invece Sarkozy ha risposto subito sì alla scrittrice suppostamente di sinistra che gli aveva rivolto quella strana domanda. Così la Reza segue passo passo Sarkozy nella campagna elettorale che lo porterà a diventare, lo scorso maggio, Presidente della Repubblica francese. In una delle prime pagine, la Reza ci offre una bella spiegazione di quelle che sono le sue intenzioni: "I poeti hanno il privilegio di obbedire a leggi intempestive, che non richiedono logica né apparente coerenza. Queste leggi sono al servizio di una verità che qualsiasi spiegazione tradirebbe. Una libertà di cui, qui, farò uso." E ancora: "Non voglio scrivere del potere o di politica, o della politica come modalità dell'esistenza. Quel che mi interessa è contemplare un uomo che vuole fare concorrenza alla fuga del tempo".
E infatti, quello che ne risulta sono una serie di appunti cronologicamente ordinati, ma spesso privi di continuità l'uno con l'altro, dove non si parla mai di politica in senso stretto. Si citano alcuni passaggi dei discorsi di Sarkozy (sui quali la Reza spesso ironizza pacatamente), ma non ci sono giudizi, non ci sono confronti con la sfidante a livello di programma, di scelte. Quello che interessa è, appunto, l'uomo. Un uomo del quale, indubbiamente, la scrittrice finisce per subire un certo fascino. Un uomo che come lei è francese solo in parte (di origini greco-ungheresi lui, di madre ungherese e padre di origini iraniane lei), e infatti afferma che "uno è francese perché lo vuole essere", un uomo che parla d'amore, di fuga del tempo, un uomo di potere ma che in molte occasioni ha un qualche cosa di infantile.
Un uomo che ha estremamente a cuore quello che la gente pensa di lui, che passa ogni singola giornata cercando di piacere, ma che alla fine è costretto ad ammettere che "farsi eleggere non è farsi amare".
Il ritratto è affascinante, al di là delle idee politiche del personaggio, che si possono condividere o non condividere e che sono comunque marginali. L'unico sospetto che si ha è che Sarkozy abbia recitato per tutto il tempo una parte con la scrittrice che lo seguiva, sospetto confermato dal fatto che, alla fine della campagna elettorale, la Reza chiede al neoeletto presidente l'onore di un'ultima chiacchierata, questa volta "vera".
E alla, fine, non c'è una vera e propria risoluzione del lungo cammino percorso. La Reza saluta Sarkozy, e chiude, senza ulteriori commenti, senza riflessioni conclusive. Al lettore trarre le proprie.
Naturalmente, per le sue caratteristiche questo libro può essere apprezzato a pieno da un pubblico francese che ha vissuto in prima persona la campagna elettorale e coglie perfettamente ogni singolo riferimento. Ma anche per noi che francesi non siamo, è una lettura interessante e ricca di spunti.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:25 | link | commenti
categorie: recensioni, persone, parole di carta, attualità
sabato, 03 marzo 2007

Una piccola ovazione

La rivista letteraria Granta (numero 97) ha reso noti i risultati dell'elezione dei migliori scrittori di fiction americani under 35. Nel 1996 la stessa rivista aveva indicato 20 giovani scrittori all'epoca considerati i più promettenti nel panorama letterario americano (dopo che la versione inglese della rivista aveva eletto i più promettenti "giovani" britannici già nel 1983 - giovani  in senso relativo visto che il requisito era di avere meno di 40 anni. In quell'elenco comparivano tra l'altro nomi come Salman Rushdie e Ian McEwan). Rispetto a quell'edizione, è stato abbassato il limite d'età: tutti gli eletti sono nati dopo il 1970, segno che si inizia a scrivere prima, e che il panorama letterario (quello americano, per lo meno) è più vivace. Ian Jack, l'editor della rivista, che ha letto la maggior parte degli oltre 200 libri in concorso, nota che questa generazione di scrittori americani pare essere caratterizzata da una sorta di ossessione per la morte, da un senso di perdita, e dalla consapevolezza che la fine di tutte le cose è sempre inesorabile. Inoltre, tutti riflettono il senso di profonda incertezza che caratterizza l'America contemporanea. Il ritratto di una generazione che vuole essere un'istantanea di un'intera nazione, in un certo senso.
Ventuno i vincitori che, sempre nelle parole di Ian Jack, non rappresentano una lista esaustiva e definitiva (quasi tutti i giurati lamentano l'assenza di uno o più scrittori), ma una sorta di panoramica di quelli che sono i giovani scrittori americani all'inizio del ventunesimo secolo.
Questo l'elenco dei vincitori:
  • Daniel Alarcón
  • Kevin Brockmeier
  • Judy Budnitz
  • Christopher Coake
  • Anthony Doerr
  • Jonathan Safran Foer
  • Nell Freudenberger
  • Olga Grushin
  • Dara Horn
  • Gabe Hudson
  • Uzodinma Iweala
  • Nicole Krauss
  • Rattawut Lapcharoensap
  • Yiyun Li
  • Maile Meloy
  • ZZ Packer
  • Jess Row
  • Karen Russell
  • Akhil Sharma
  • Gary Shteyngart
  • John Wray
Ora, la piccola ovazione del titolo è ovviamente (per chi mi conosce) dovuta alla presenza tra i vincitori di Jonathan Safran Foer, autore di Ogni cosa è illuminata e Incredibilmente forte, molto vicino (entrambi pubblicati in Italia da Guanda), due libri incredibilmente intensi, scritti con intelligenza e originalità. Dal primo è stato tratto un ottimo film, il secondo è in assoluto il mio libro preferito. Lo è diventato dopo solo poche pagine di lettura. Sono infinitamente ed eternamente grata alla persona che, un giorno come un altro, mi scrisse: "leggi Jonathan Safran Foer". L'ho fatto. Prima Ogni cosa è illuminata, e poco dopo Extremely Loud & Incredibly Close. Letto in lingua originale, e gustatissimo. Una storia di una dolcezza struggente, ma al tempo stesso divertente, arguta, brillante. Un modo diverso di guardare alla tragedia dell'Undici Settembre. Un libro che fa sognare, fa sorridere, fa inumidire gli occhi (e anche un po' di più, ma io non faccio troppo testo perchè mi commuovo facilmente). L'ho consigliato a chiunque, e continuo a farlo.
Leggo che Jonathan (classe 1977) sta scrivendo un nuovo romanzo, che si intitolerà in originale Room after room. Ancora non so quando sarà pubblicato, ma spero il prima possibile (e lo prenoterò immediatamente, anche mesi prima dell'uscita, così come con i vari Harry Potter). E intanto mi gusto questa vittoria quasi come fosse mia.
Da notare che nella lista dei vincitori compare anche Nicole Krauss, moglie di Jonathan, madre di suo figlio e autrice di La storia dell'amore (sempre Guanda). Entrambi di origine ebrea (cosa che traspare in modo più che evidente dai loro romanzi), i due sono certamente la più bella coppia del panorama letterario americano, e forse anche mondiale.

Ps: esiste anche un numero italiano della rivista, pubblicato da Mimimun Fax con il titolo di United Stories of America.  21 scrittori per il 21° secolo.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 15:02 | link | commenti (1)
categorie: segnalazione, persone, parole di carta, premi