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I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it.
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martedì, 28 luglio 2009

Solo l’uomo colto è libero (Epitteto)

No, questa non è una tirata snob. Oggi vorrei parlare di tagli alla cultura, e in particolare dei tagli previsti dalla finanziaria 2009 al FUS, fondo unico per lo spettacolo, contro i quali esponenti di spicco del mondo del cinema, del teatro e della musica sono scesi in piazza, accanto a centinaia di “semplici” addetti ai lavori.

Facciamo una premessa. Il FUS è stato istituito con l’articolo 1 della legge n. 163 del 30 aprile 1985 (“Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello Spettacolo”) per “fornire sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all'estero” (via Wikipedia).

La medesima legge stabilisce che l’entità dei finanziamenti da destinarsi al FUS sia decisa di anno in anno all’interno della Legge Finanziaria e poi ripartito ai vari settori tramite un decreto del Ministero dei Beni Culturali.

La finanziaria 2008 stanziava per il FUS 511 milioni di euro, scesi a 380 nella finanziaria 2009. Da qui le proteste dei lavoratori dello spettacolo (inclusi esponenti del Pdl come Luca Barbareschi e Gabriella Carlucci), interpellanze di Pd e Idv e via dicendo.
Le ultime notizie risalenti alle 14 di questo pomeriggio (fonte: cinecittà news) riportano il sì di Montecitorio al ripristino delle risorse al FUS in un testo presentato dal Pd ma firmato anche da diversi esponenti della maggioranza, che impegna il governo a “mettere in atto tutti i provvedimenti necessari a prevenire una crisi del settore, che potrebbe avere riflessi devastanti sull'intera industria culturale nazionale, e a intraprendere con decisione la strada della valorizzazione e della crescita delle attività dello spettacolo, parte essenziale dell'identità nazionale”.

 

Fin qui i fatti. Ora, al di là degli sviluppi che avrà la cosa (e preso atto dell’ultimo aggiornamento positivo), mi pare che ci siano un paio di considerazioni da fare, tra loro interconnesse.

La prima è che, a meno che io non sia molto distratta, non mi pare che all’argomento siano stati dedicati fiumi di inchiostro (e soprattutto minuti e minuti di servizi televisivi). Il che, a pensarci bene, è un ulteriore prova a testimonianza del fatto che, per chi ci governa, meno siamo informati meglio è. Il taglio al FUS va esattamente in questa direzione, vale a dire nella direzione di impoverire e indebolire il più possibile le manifestazioni culturali, che tradizionalmente sono veicolo di conoscenza ed espressione di punti di vista diversi sulla realtà. Questo indebolimento si inquadra nell’ottica dello strapotere del mezzo televisivo (non a caso il nostro capo del governo, che possiede tre televisioni e ne controlla altre tre, è anche in continua lotta con il signor Murdoch), che trasmette (sottoforma di programmi sempre più inguardabili e telegiornali palesemente censurati) una serie di valori quantomeno discutibili e li propone come nuovi valori di riferimento in un contesto di lassismo e di noncuranza delle regole. Non è un possibile scenario futuro, è quello che sta già accadendo. Altro indizio che dovrebbe far riflettere: il governo ha motivato i tagli al FUS con la necessità di ridurre le spese in seguito alla crisi economica. Quella stessa crisi economica che, sempre a detta del nostro esecutivo, è per lo più una questione psicologica. E allora perché tagliare? Ma avete per caso sentito qualcuno far notare questa piccola contraddizione? Cos’è, la crisi c’è solo per gli aspetti che ci fanno comodo?

Ecco, questo è quello che volevo dire. Perché lo Stato dovrebbe finanziare e sostenere con ogni mezzo possibile la cultura? Perché la cultura è uno dei presupposti fondamentali della democrazia, e non è un caso che di questi tempi sia tanto spesso bistrattata (vedi anche i tagli alla scuola, e via dicendo).

 

Un popolo ignorante è sempre facilmente ricattabile (Ernesto “Che” Guevara)

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 16:48 | link | commenti
categorie: attualitĂ , ilpaesedellebanane
martedì, 09 giugno 2009

Italia 2009

Mi piacerebbe scrivere due righe di commento post elezioni, se ne avrò il tempo.
Intanto però si potrebbe iniziare ponendoci tutti le domade che si pone oggi Gramellini sulla Stampa (sì, compresa l'ultima):

1. Ma vi sembra normale che solo agli italiani non faccia effetto essere governati da chi condiziona il loro immaginario attraverso le televisioni?

2. Ma vi sembra normale che in tutte le interviste pre-elettorali la domanda più dura che gli hanno rivolto sia stata «ci dica»?

3. Ma vi sembra normale che i dirigenti del Pd siano tutti ex del Pci e della Democrazia cristiana?

4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?

5. Ma vi sembra normale che Pdl e Pd abbiano perso milioni di voti e parlino solo di quelli persi dagli avversari?

6. Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque, mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l’effetto-serra?

7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?

8. Ma vi sembra normale che l’Italia cristiana sia rappresentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?

9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?

10. Ma vi sembro normale?

Ad almeno nove domande su dieci (compresa la numero 10) la mia risposta è no.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 10:48 | link | commenti
categorie: attualitĂ , ilpaesedellebanane
venerdì, 29 maggio 2009

E poi, cos'altro?

Dal Corsera online, oggi:

Accuse al Cavaliere nel libro Einaudi rifiuta Saramago

Einaudi non pubblicherà Il quaderno, il libro che raccoglie testi let­terari e politici scritti sul blog dallo scrittore porto­ghese José Saramago, pre­mio Nobel per la letteratura nel 1998. Ne dà notizia «L’Espresso» oggi in edico­la anticipando che l’editore della raccolta di saggi sarà sempre torinese, Bollati Bo­ringhieri, ma soprattutto svelando il motivo della momentanea rottura tra l’autore di Cecità e la casa dello Struzzo. «La nuova opera — scrive Mario Porta­nova — contiene giudizi a dir poco trancianti su Silvio Berlusconi, che di Einaudi è il proprietario». Sarama­go è severo con Berlusconi ma anche con gli italiani, il cui sentimento «è indiffe­rente a qualsiasi considera­zione di ordine morale». Ma «nella terra della mafia e della camorra che impor­tanza può avere il fatto pro­vato che il primo ministro sia un delinquente?». L’au­tore del Quaderno arriva a paragonare il nostro capo del governo a «un capo ma­fioso ».
(...)
Il premio Nobel non sa che altre opere di critica a Berlusconi sono state rifiu­tate da Einaudi, dalle poe­sie politiche postume di Giovanni Raboni al Duca di Mantova di Franco Cordel­li, sino al Corpo del capo di Marco Belpoliti, che l’auto­re ha preferito pubblicare da Guanda, però commen­ta: «Dev’essere duro vivere quando il potere politico e quello imprenditoriale si riuniscono. Non invidio la sorte degli italiani, però in­fine è nella volontà degli elettori mantenere questo stato di cose o cambiarlo».
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 09:44 | link | commenti
categorie: attualitĂ , ilpaesedellebanane