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Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
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martedì, 07 luglio 2009

Parole di carta si fanno immagini. Ovvero: una lista con il botto finale

Continuiamo sull'onda del post precedente, dove si parlava di un film tratto da un libro.
Grazie al numero di luglio di Ciak, che dedica un bell'articolo ai film in uscita tratti da libri e al proficuo rapporto tra letteratura e grande schermo, scopro che ci sono in ballo una serie di progetti interessanti.
Vediamo. Oltre agli ormai arcinoti film tratti dalla serie di Harry Potter, da quella di Twilight e da Millennium di Stieg Larsson, dopo la fortunata trilogia di Il Signore degli Anelli la mitologia tolkeniana tornerà sugli schermi con Lo Hobbit, diretto da quel visionario di Guillermo del Toro. Al momento il film è stato soltanto annunciato e le riprese non inizieranno prima del 2010, con probabile uscita (americana) nel corso del 2011.
Paulo Coelho aprirà invece la prossima edizione del Roma Film Fest (15 ottobre) con la prima assoluta del film ispirato al suo romanzo La strega di Portobello, che si intitolerà The Experimental Witch Project. E il titolo non è scelto a caso, dato che si tratta del primo esempio di mash-movie: ogni capitolo è girato da un regista (amatoriale) differente, selezionati attraverso un concorso indetto dallo stesso Coelho.
Ma il famosissimo autore brasiliano vedrà altri due suoi romanzi diventare film nel corso dei prossimi mesi: a novembre uscirà infatti negli Stati Uniti Veronika decide di morire, per la regia di Emily Young e con Sarah Michelle "Buffy" Gellar nei panni della protagonista Veronika, mentre dovrebbe uscire nel 2010 (ma al momento è ancora in fase di sviluppo) il film di Undici Minuti.
Si parla poi di un film tratto da La Strada di Cormac McCarthy e di uno dedicato a Sherlock Holmes (interpretato da Robert Downey Jr, e qui sono proprio curiosa).
Ma passiamo ora ai progetti che più mi stanno a cuore...
Uscirà da noi a gennaio 2010 il film tratto da L'Eleganza del riccio di Muriel Barbery, libro che ho adorato e di cui ho già parlato su queste mie pagine virtuali. La produzione è, ovviamente, francese, per la regia di Mona Achache.
Sempre a gennaio 2010 è prevista poi l'uscita italiana del film di Peter Jackson tratto da Amabili resti di Alice Sebold, altro libro che mi è rimasto nel cuore (e che, me ne avvedo ora mentre scrivo, è pubblicato da E/O, proprio come il Riccio).
Uscita non ancora programmata invece per La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, dall'omonimo libro di Paolo Giordano premio Strega 2008 (dovrebbe essere attualmente in produzione).
E infine. Infine. Non a caso lasciato per ultimo, in modo da creare la suspence necessaria.
Squillino le trombe, rullino i tamburi...
Attenzione, Siore e Siori...
E' in arrivo, apparentemente per il 2010 (ma pare che sia ancora in preproduzione), una coproduzione italo-canadese. Il regista Richard J. Lewis e gli attori Paul Giamatti e Dustin Hoffman (sì sì sì!) porteranno sullo schermo... LA VERSIONE DI BARNEY!
Ovvero, per chi ancora non lo sapesse, il mio libro preferito in assoluto.
Ora che lo so come diavolo farò ad aspettare tutto quel tempo?
(E comunque Barney Panofsky sarà interpretato da Giamatti, a quanto pare, non da Hoffman).
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 15:23 | link | commenti (6)
categorie: parole di carta, grande schermo e dintorni
domenica, 05 luglio 2009

Alice burtoniana

Torniamo a parlare di cinema e di progetti in sviluppo, con una notizia che mi fa rabbrividire, ma per motivi ben diversi rispetto a quelli del post precedente. Qui si parla di Tim Burton e del suo nuovo progetto, la sua personale versione di Alice nel paese delle meraviglie. E i brividi, in questo caso, sono quelli di una trepidante attesa.
Dunque, il signor Burton ha deciso questa volta di cimentarsi con la notissima storia di Lewis Carroll, che già di per sè non manca certo di lati oscuri. Il mix lascia presagire un risultato surreale e dark, fiabesco e psichedelico, come tanti dei precedenti lavori di Burton, come del resto pare confermare anche la presenza dei trasformisti Johnny Depp nei panni del Cappellaio Matto ed Helena Bonham Carter nei panni della Regina Rossa. Poi ci sarà Anne Hathaway a interpretare la Regina Bianca, mentre Alice sarà l'attrice australiana Mia Wasikowska.
I
noltre, ai personaggi in carne ed ossa si affiancheranno parti girate in motion capture (ormai una tecnica amatissima dal cinema più "sperimentale" da un punto di vista strettamente tecnologico) e il tutto sarà poi predisposto alla visione in 3D.
Uscita prevista negli Stati Uniti: 5 marzo 2010.
Rimaniamo in attesa...



un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 19:10 | link | commenti (2)
categorie: grande schermo e dintorni
giovedì, 02 luglio 2009

Old Boy a stelle e strisce?

Ieri Max (che ringrazio pubblicamente) mi ha mandato un link alla notizia di un presunto rifacimento hollywoodiano del film Old Boy, secondo capitolo (nonché il migliore, per quanto mi riguarda) della cosiddetta "trilogia della vendetta" del regista coreano Park Chan-wook.
Ora, la questione è un po' più complessa di come sembra, perché c'è in ballo una questione di diritti che coinvolge la Dreamwork, che li avrebbe acquistati dal produttore coreano Show East, che a quanto pare li ha ceduti senza averne la facoltà, essendo questa di pertinenza della Futabasha, ovvero l'editore che ha pubblicato il manga da cui è tratto appunto il film di Park Chan-wook.
Questa intricata vicenda sui diritti (che per inciso un po' mi rassicura: non siamo solo noi a fare pasticci, di tanto in tanto...) potrebbe mettere a repentaglio o comunque allungare i tempi della produzione hollywoodiana. Ma alcuni nomi ci sono già: quello di Steven Spielberg per la regia e, sembrerebbe, quello di Will Smith nel ruolo del protagonista.
Ora. Io non so se sono pronta a vedere una versione americana  e americanizzata di uno dei miei film preferiti. Old Boy è un film crudo, vivido e di una violenza inaudita. Uno di quei film che ti fa accapponare la pelle, che ti ribalta lo stomaco, ma che ti resta scolpito nel cuore. Con tutto il rispetto per Spielberg e per Smith (che ammiro), negli States non credo sia proponibile una storia del genere, con una tale carica di violenza (no, non gratuita, è proprio questo il punto), tanto meno se a produrre il film è una major come la Dreamwork. Non ho alcun dubbio sul fatto che la versione hollywoodiana risulterebbe abbondantemente edulcorata, e con una più netta divisione tra i "buoni" e i "cattivi", per non parlare della "censura" che quasi inevitabilmente sarebbe applicata ad alcune delle scene più crude.
Non è per cattiva fede, ma il mio pregiudizio (se vogliamo chiamarlo così) deriva in buona parte da una pessima esperienza di remake hollywoodiano. In un corso che feci qualche anno fa, ci fecero vedere in successione il film franco-olandese Spoorloos (1988) del regista George Sluizer (che consiglio a tutti coloro che sono rimasti impressionati dalla scena di Kill Bill in cui Uma Thurman si ritrova chiusa in una bara sottoterra), seguito dal suo remake hollywoodiano del 1993, The Vanishing. Il confronto è impietoso. Tanto il primo era forte, inquietante, claustrofobico, spiazzante, tanto il secondo era banalizzato, semplificato, esagerato e ridicolizzato nel finale. E pensare che il regista era rimasto lo stesso. Ma questa è Hollywood, bellezza.
Magari poi invece la coppia Spielberg/Smith mi smentirà clamorosamente e allorva, visto che sono una persona aperta e pronta a ricredermi, mi cospargerò il capo di cenere.
Intanto riguardatevi il trailer di Old Boy, va.


un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:19 | link | commenti (2)
categorie: grande schermo e dintorni
mercoledì, 10 giugno 2009

Be careful what you wish for

Qualche notiziola di aggiornamento su Neil Gaiman.
Per prima cosa il 19 giugno finalmente uscirà anche in Italia Coraline e la porta magica, il film in stop-motion, con la regia di Henry Selick (quello di The Nightmare Before Christmas, per intenderci).
Una piccola curiosità: si tratta del più lungo film in stop-motion realizzato finora (100 minuti) oltre che il primo ad essere girato in stereoscopia per consentirne la visione in 3D.
Per me sarà forse anche l'occasione per inaugurare la nuova sala 3D del multisala vicino a casa (ha debuttato con San Valentino di Sangue ma, insomma, non mi sembrava il caso).
Intanto il trailer è qui: http://www.comingsoon.it/video.asp?key=47184|1725
E sul numero di giugno di Ciak c'è un'intervista al nostro, nella quale parla di Coraline e di tutto un po' (a dire il vero io mi aspettavo qualcosina di più, ma tant'è).

Nel frattempo mi sono letta il suo ultimo romanzo, The Graveyard Book, che a fine gennaio è stato premiato con la prestigiosa Newbery Medal per il miglior contributo alla letteratura per bambini.
Non ho idea di quali fossero gli altri romanzi in gara, ma i libri di Neil, tanto quelli cosiddetti "per bambini" che quelli per adulti, hanno un fascino tutto particolare, ricchi come sono di fantasia visionaria e dark e di quell'umorismo da inglese trapiantato negli States.
Tra l'altro, nei giorni scorsi è uscita anche la traduzione italiana (Mondadori, come gli altri), intitolata Il figlio del cimitero (sigh), con una copertina diversa rispetto all'originale ma che fortunatamente ha conservato le meravigliose illustrazioni interne di Dave McKean.
Ecco le due copertine. Inutile che vi dica qual è la mia preferita.



















un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 17:09 | link | commenti
categorie: fantasy, neil gaiman, grande schermo e dintorni
lunedì, 06 aprile 2009

E io dico Alleluia, cazzo.

Finalmente sono riuscita a vedere Gran Torino.
Se avessi un po' di tempo (un po' di maledetto tempo), scriverei qui di quanto questo film sia meraviglioso e di quanto il vecchio Clint da qualche anno non sbagli un colpo.

Ma forse, in effetti basta questo.

"Gran Torino è un film meraviglioso, e da qualche anno il vecchio Clint non sbaglia un colpo. Superlativo, come al solito".

Avete mai fatto caso che ogni tanto si incontra un uomo che non bisogna fare incazzare? ... Quell'uomo sono io.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 09:31 | link | commenti (1)
categorie: grande schermo e dintorni
venerdì, 23 gennaio 2009

And the winner is...

Tutte le nomination agli Oscar, su Imdb.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:01 | link | commenti
categorie: grande schermo e dintorni
domenica, 18 gennaio 2009

Se una cosa è sempre stata così, non è detto che debba essere sempre così

Australia
di Baz Luhrmann
con Nicole Kidman, Hugh Jackman

Opportuna premessa: ho sentito definire da più parti Australia un polpettone. Lo è: un polpettone lungo tre ore. Quindi, se pensate che il film classico sia ormai morto e sepolto e sia inutile riesumarlo nel 2009, se non siete disposti a vedere una lunga storia romantica, se non avete almeno un pochino di tenerezza nel cuore, non andate a vederlo.

Se invece siete un po' meglio disposti e vi sedete al cinema consapevoli che dovrete stare su quella
poltroncina parecchio tempo e che potreste aver bisogno di un po' di pazienza, allora benvenuti e buona visione.
Forse però un'altra premessa è dovuta: voi amanti del Baz Luhrmann di Moulin Rouge!, non aspettatevi un altrettanto scoppiettante fantasia. Questo è semplicemente un altro film.
Un film imperfetto, che disattende almeno in parte le aspettative, soprattutto perché manca di originalità (tanto nella storia quanto nella messa in scena) e presenta personaggi p
iuttosto schematici, senza guizzi e senza troppa indagine psicologica.
Bene. Appurato questo, io ritengo invece che Luhrmann abbia ottenuto esattamente l'obiettivo che si era prefissato, realizzare il sogno di raccontare non solo una storia d'amore, ma una stor
ia d'amore disegnata sullo sfondo della sua terra: non l'Australia che tutti conosciamo dalle brochures turistiche, ma quella arida, difficile, spettacolarmente bella dell'interno. E rappresentando allo stesso tempo una pagina triste e infamante della storia australiana, quella delle "Generazioni rubate" di giovani aborigeni mezzo sangue che venivano strappati alle famiglie per essere educati da comunità cattoliche.
Per realizzare tutto ciò Luhrmann ha scelto la forma più appropriata al suo progetto, quella del classico film epico hollywoodiano degli anni Quaranta, da Via col vento a Il Mago di Oz (non a caso esplicitamente citato a più riprese). Come Via col vento, Australia parla dei grandi temi dell'amore, della guerra e del razzismo, e mischia la storia fittizia alla storia reale (in questo caso il bombardamento di Darwin durante la Seconda Guerra Mondiale). Come Via col vento vuole essere non solo una storia, ma la storia di un intero territorio.
Ecco il progetto di Luhrmann, ecco Australia, che è insieme western classico, film epico, storia romantica e film di guerra. Non c'è niente da dire, è un film che rispetta i canoni dei film classici, senza sorprese: nonostante le mille peripezie si sa chi morirà e chi vivrà, perché è così che deve essere. Eppure ciò non impedisce alla storia di appassionare, di strappare qualche lacrima qui e là, di dare soddisfazione.
Il che può piacere o non piacere. Si può essere d'accordo o meno con le scelte di Luhrmann, ma non si può dire che non abbia realizzato un film perfettamente aderente al suo intento.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 15:26 | link | commenti
categorie: grande schermo e dintorni
domenica, 11 gennaio 2009

La fine dell'American Dream?

L'ospite inatteso
di Thomas McCarthy
con Richard Jenkins, Haaz Sleiman, Danai Jekesai Gurira


L'ospite inatteso (secondo lungometraggio di Thomas McCarthy), è un esempio classico di film indipendente, come ne vanno sempre più di moda di questi tempi. Un film con un piccolo budget e una tematica sociale affrontata senza fronzoli e con onestà intellettuale. Il pregio in questo caso è di parlare dell'America delle leggi restrittive post-11/9 senza banalizzare, senza dividere in compartimenti stagni i buoni e i cattivi, limitandosi invece a dipingere uno spaccato di vita mostrando la fine del mito dell'America come terra delle infinite possibilità attraverso gli occhi di un professore universitario di mezza età, vedovo e demotivato, che per puro caso entra in contatto con due giovani immigrati clandestini. Tarek e Zainab sono ragazzi fuggiti da vite difficili nei loro paesi d'origine (la Siria per Tarek, il Senegal per Zainab) e pieni di speranze si barcamenano nella loro nuova vita newyorkese. Lui suona il tamburo africano a Central Park e in alcuni locali, lei vende i suoi gioielli fatti a mano con materiali poveri. Sono brave persone che si guadagnano onestamente da vivere.

Eppure questo non impedisce che Tarik venga arrestato per un motivo banalissimo (non aver pagato il biglietto della metropolitana) e dopo qualche tempo di reclusione venga rispedito in Siria da un giorno con l'altro, senza diritto d'appello, nonostante gli sforzi di Walter e della madre di Tarik.
Il film nel suo complesso è forse un po' lento, ma ciò non toglie che sia un ottimo prodotto, con dialoghi ben fatti, che fa riflettere facendo anche spesso sorridere (come da buona tradizione dei film indipendenti). In un panorama hollywoodiano di film sempre più spettacolari e sempre più moralizzatori, fa piacere e fa bene alla salute fermarsi un po' e gustarsi un piccolo film.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 15:28 | link | commenti
categorie: grande schermo e dintorni
domenica, 30 novembre 2008

O sei Clint Eastwood e fai un film come Changeling...

Changeling
di Clint Eastwood
con Angelina Jolie, John Malkovich.


Non è semplicissimo parlare dell'ultimo film di Clint Eastwood cercando di tenersi lontani da banalità e ovvietà.
Partendo da un commento del tutto personale, posso dire che mi ha coinvolta un po' meno rispetto a Million Dollar Baby, film che mi aveva
emotivamente massacrata, tanto da farmi piangere a sonori singhiozzi in sala (non mi vergogno a dirlo) e da girarmi in testa per giorni e giorni. Tanto che, per quanto l'abbia adorato, non ho ancora avuto la forza di rivederlo.
Changeling è un'altra cosa, un'altra storia, un'altra struttura. Rimanendo sempre sul piano delle sensazioni personali (che poi, al di là di tante chiacchiere, il cinema è soprattutto questo), anche in questo caso ammetto di aver versato qualche lacrima, ma quello che ho provato soprattutto è stata rabbia, una rabbia violenta unita a un senso di impotenza verso quei poliziotti corrotti che avrei tanto voluto schiaffeggiare, verso il direttore dell'ospedale psichiatrico, verso il terribile serial killer (interpretato da un inquietante Jason Butler Harner). Lo spettatore in sala difficilmente prova sensazioni così forti senza che dietro ci sia una studiatissima costruzione del film che sta guardando. Plauso a Eastwood, che non sbaglia un colpo e che riesce con la sua esperienza a confezionare film che in un modo o nell'altro lasciano il segno.
Ma andiamo con ordine. Changeling, un film che dura ben 140 minuti (e non sentirli...), si potrebbe, volendo, riassumere in una sola frase: a una donna viene rapito il figlio, la polizia corrotta gliene riporta uno sbagliato e alle sue proteste l'accusa di essere pazza, ma lei non si arrende e con l'aiuto di un reverendo e di un avvocato lotta per portare alla luce la verità. Ecco qui. E qui sta la grandezza di Eastwood, l'ultimo maestro del cinema hollywoodiano classico. Perché il suo film non si discosta mai da questo nucleo centrale che si riassume in una frasetta, ma al tempo stesso ci mette dentro tante altre cose.
Per cominciare dalla cosa più banale ed evidente di tutte, ci mette un affresco preciso e affascinante della Los Angeles degli anni Venti. Brillante per esempio la ricostruzione del centralino telefonico dove la Jolie lavora come una supervisor ante litteram spostandosi sui pattini a rotelle.
E poi, naturalmente, c'è la denuncia della corruzione della polizia, dei soprusi (fisici e psicologici) nell'ospedale psichiatrico, c'è l'orrore della pazzia e della strage di Gordon Northcott, c'è la lotta del reverendo Briegleb (il sempre ottimo John Malkovich) per smascherare abusi e ingiustizie, e alla fine c'è, appena accennato, un discorso sulla pena di morte. Della quale non si dice una sola parola. Ci si limita a mostrarla, così come si è mostrata la carneficina di Northcott, come si è mostrato il processo, come si è mostrata la sua instabilità, come si è mostrato il dolore lacerante di Christine Collins e degli altri genitori delle piccole vittime che assistono al processo.
In questo film, come nei suoi ultimi, Eastwood racconta una perdita dell'innocenza. Nonostante la gestione del relief (quella sensazione per cui un personaggio attraversa numerose ingiustizie ma alla fine riesce a trionfare) sia dosata e perfetta, alla fine non si ha la sensazione che tutto sia finito bene. Resta un retrogusto amaro, di qualcosa che non è come dovrebbe.
Ma soprattutto, Changeling rimane fedele alla frase che lo riassume. Il vero fulcro è la lotta di Christine Collins - Angelina Jolie, il dolore di una madre che perde il proprio figlio, un dolore che non è descrivibile a parole.


La lotta disperata e stremante di una madre che cerca solo la verità è il vero motore del film. Christine Collins è un personaggio completamente positivo, senza ombre, che non si scoraggia nemmeno di fronte alle peggiori minacce.
La forza di Christine rappresenta l'unica nota di speranza del film, che su questa speranza si chiude.
"Christine Collins non ha mai smesso di cercare suo figlio", si legge nei titoli di coda.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 15:43 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni
domenica, 19 ottobre 2008

Woody per Barcellona

Vicky Cristina Barcelona
di Woody Allen
con Javier Bardem, Scarlett Johansson, Rebecca Hall, Penelope Cruz

Marketta colossale, l'ultimo film di Woody Allen. L'ha ammesso lui stesso, quindi nessun problema: il film è nato con l'obiettivo di far pubblicità alla città catalana (come se ne avesse bisogno): tutta la storia gira attorno a questo. E, diciamolo subito, è ovvio che non siamo di fronte a un'opera d'arte, ed é altrettanto ovvio che tanti saranno i detrattori che si lamenteranno di questo o quello. Eppure a me il film é piaciuto. Mi é piaciuta la voce narrante esterna, mi è piaciuto lo schematismo che ha portato ad affiancare le storie delle due amiche americane piuttosto che ad amalgamarle. Mi è piaciuto tutto il non detto, tutto quello che succede fuori campo. E naturalmente mi sono piaciuti gli attori. Rebecca Hall con la sua mente tormentata è forse il personaggio più alleniano di tutti. Ma i migliori sono stati il solito Javier Bardem (un gigante) e la straordinaria Penelope Cruz. Intensa come in un film di Almodovar, quando è arrivata lei ha bucato lo schermo e tutto il resto è rimasto in ombra.
Poi, va bene, la trama non era niente di straordinario, priva della tensione emotiva che uno si può aspettare da un film di Allen. Ma non era quello lo scopo.
Il punto è che quando esci dalla sala dopo un'ora e mezza tutto sommato gradevole ti viene voglia di salire su un aereo e andare a Barcellona per un paio di mesi.
Obiettivo centrato, Mr. Allen.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 21:24 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni