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I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it.
Jonathan Safran Foer, Extremely Loud & Incredibly Close

Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso.
- Se puede intentar.
- Seria meterse en un laberinto.
-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras

Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
Alessandro Baricco, Castelli di rabbia

Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes).
Walt Whitman, Foglie d'erba

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venerdì, 09 ottobre 2009

Premi

Il Premio Nobel per la Pace 2009 è stato assegnato a Barack Obama, l'annuncio è di poche ore fa e come prevedibile sta suscitando reazioni opposte: chi si dice favorevole, chi si dice contrario, qualcuno gioisce e qualcuno si indigna.
Io? Beh, io ho "tifato" per Obama ai tempi delle elezioni primarie americane, e poi naturalmente alle presidenziali. Non sono americana, non vado negli States da un secolo e non ho certo modo di poter valutare con attenzione e precisione il suo operato, ma ritengo che il premio sia tutto sommato giusto. Non tanto per quello che Obama ha avuto modo di fare nel brevissimo tempo trascorso dalla sua elezione, ma per quello che la sua elezione ha rappresentato e ancora rappresenta.

In quanto invece al Premio Nobel per la Letteratura a Herta Mueller... alzi la mano chi ha letto qualcosa di suo nella vita. O anche solo chi l'ha sentita nominare prima di ieri (no, voi che lavorate in editoria non fate testo, non vale). Magari poi è anche bravissima e il premio è meritatissimo, eh.
Ma, chessò, un Philip Roth, mai?
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:00 | link | commenti
categorie: editoria, attualitĂ 
martedì, 28 luglio 2009

Solo l’uomo colto è libero (Epitteto)

No, questa non è una tirata snob. Oggi vorrei parlare di tagli alla cultura, e in particolare dei tagli previsti dalla finanziaria 2009 al FUS, fondo unico per lo spettacolo, contro i quali esponenti di spicco del mondo del cinema, del teatro e della musica sono scesi in piazza, accanto a centinaia di “semplici” addetti ai lavori.

Facciamo una premessa. Il FUS è stato istituito con l’articolo 1 della legge n. 163 del 30 aprile 1985 (“Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello Spettacolo”) per “fornire sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all'estero” (via Wikipedia).

La medesima legge stabilisce che l’entità dei finanziamenti da destinarsi al FUS sia decisa di anno in anno all’interno della Legge Finanziaria e poi ripartito ai vari settori tramite un decreto del Ministero dei Beni Culturali.

La finanziaria 2008 stanziava per il FUS 511 milioni di euro, scesi a 380 nella finanziaria 2009. Da qui le proteste dei lavoratori dello spettacolo (inclusi esponenti del Pdl come Luca Barbareschi e Gabriella Carlucci), interpellanze di Pd e Idv e via dicendo.
Le ultime notizie risalenti alle 14 di questo pomeriggio (fonte: cinecittà news) riportano il sì di Montecitorio al ripristino delle risorse al FUS in un testo presentato dal Pd ma firmato anche da diversi esponenti della maggioranza, che impegna il governo a “mettere in atto tutti i provvedimenti necessari a prevenire una crisi del settore, che potrebbe avere riflessi devastanti sull'intera industria culturale nazionale, e a intraprendere con decisione la strada della valorizzazione e della crescita delle attività dello spettacolo, parte essenziale dell'identità nazionale”.

 

Fin qui i fatti. Ora, al di là degli sviluppi che avrà la cosa (e preso atto dell’ultimo aggiornamento positivo), mi pare che ci siano un paio di considerazioni da fare, tra loro interconnesse.

La prima è che, a meno che io non sia molto distratta, non mi pare che all’argomento siano stati dedicati fiumi di inchiostro (e soprattutto minuti e minuti di servizi televisivi). Il che, a pensarci bene, è un ulteriore prova a testimonianza del fatto che, per chi ci governa, meno siamo informati meglio è. Il taglio al FUS va esattamente in questa direzione, vale a dire nella direzione di impoverire e indebolire il più possibile le manifestazioni culturali, che tradizionalmente sono veicolo di conoscenza ed espressione di punti di vista diversi sulla realtà. Questo indebolimento si inquadra nell’ottica dello strapotere del mezzo televisivo (non a caso il nostro capo del governo, che possiede tre televisioni e ne controlla altre tre, è anche in continua lotta con il signor Murdoch), che trasmette (sottoforma di programmi sempre più inguardabili e telegiornali palesemente censurati) una serie di valori quantomeno discutibili e li propone come nuovi valori di riferimento in un contesto di lassismo e di noncuranza delle regole. Non è un possibile scenario futuro, è quello che sta già accadendo. Altro indizio che dovrebbe far riflettere: il governo ha motivato i tagli al FUS con la necessità di ridurre le spese in seguito alla crisi economica. Quella stessa crisi economica che, sempre a detta del nostro esecutivo, è per lo più una questione psicologica. E allora perché tagliare? Ma avete per caso sentito qualcuno far notare questa piccola contraddizione? Cos’è, la crisi c’è solo per gli aspetti che ci fanno comodo?

Ecco, questo è quello che volevo dire. Perché lo Stato dovrebbe finanziare e sostenere con ogni mezzo possibile la cultura? Perché la cultura è uno dei presupposti fondamentali della democrazia, e non è un caso che di questi tempi sia tanto spesso bistrattata (vedi anche i tagli alla scuola, e via dicendo).

 

Un popolo ignorante è sempre facilmente ricattabile (Ernesto “Che” Guevara)

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 16:48 | link | commenti
categorie: attualitĂ , ilpaesedellebanane
lunedì, 20 luglio 2009

If you believe, they put a man on the moon...

20 luglio 1969 - 20 luglio 2009

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 08:50 | link | commenti
categorie: attualitĂ 
martedì, 14 luglio 2009

Oggi sciopero

Adesione all'appello di Diritto alla Rete contro il DDl alfano che imbavaglia la Internet italiana
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 14:38 | link | commenti
categorie: attualitĂ 
martedì, 30 giugno 2009

Quanto mai attuale

Ieri sera alla Milanesiana ho sentito una meravigliosa Ute Lemper leggere questa straordinaria poesia di Charles Bukowski. Come lei stessa ha commentato, sarebbe anche ora che qualcuno si decidesse a pubblicarle anche in Italia.

Dinosauria, We
by Charles Bukowski

from The Last Night of the Earth Poems, 1992

Born like this
Into this
As the chalk faces smile
As Mrs. Death laughs
As the elevators break
As political landscapes dissolve
As the supermarket bag boy holds a college degree
As the oily fish spit out their oily prey
As the sun is masked
We are
Born like this
Into this
Into these carefully mad wars
Into the sight of broken factory windows of emptiness
Into bars where people no longer speak to each other
Into fist fights that end as shootings and knifings
Born into this
Into hospitals which are so expensive that it’s cheaper to die
Into lawyers who charge so much it’s cheaper to plead guilty
Into a country where the jails are full and the madhouses closed
Into a place where the masses elevate fools into rich heroes
Born into this
Walking and living through this
Dying because of this
Muted because of this
Castrated
Debauched
Disinherited
Because of this
Fooled by this
Used by this
Pissed on by this
Made crazy and sick by this
Made violent
Made inhuman
By this
The heart is blackened
The fingers reach for the throat
The gun
The knife
The bomb
The fingers reach toward an unresponsive god
The fingers reach for the bottle
The pill
The powder
We are born into this sorrowful deadliness
We are born into a government 60 years in debt
That soon will be unable to even pay the interest on that debt
And the banks will burn
Money will be useless
There will be open and unpunished murder in the streets
It will be guns and roving mobs
Land will be useless
Food will become a diminishing return
Nuclear power will be taken over by the many
Explosions will continually shake the earth
Radiated robot men will stalk each other
The rich and the chosen will watch from space platforms
Dante’s Inferno will be made to look like a children’s playground
The sun will not be seen and it will always be night
Trees will die
All vegetation will die
Radiated men will eat the flesh of radiated men
The sea will be poisoned
The lakes and rivers will vanish
Rain will be the new gold
The rotting bodies of men and animals will stink in the dark wind
The last few survivors will be overtaken by new and hideous diseases
And the space platforms will be destroyed by attrition
The petering out of supplies
The natural effect of general decay
And there will be the most beautiful silence never heard
Born out of that.
The sun still hidden there
Awaiting the next chapter.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 10:09 | link | commenti
categorie: parole di carta, attualitĂ , milanesiana
martedì, 09 giugno 2009

Italia 2009

Mi piacerebbe scrivere due righe di commento post elezioni, se ne avrò il tempo.
Intanto però si potrebbe iniziare ponendoci tutti le domade che si pone oggi Gramellini sulla Stampa (sì, compresa l'ultima):

1. Ma vi sembra normale che solo agli italiani non faccia effetto essere governati da chi condiziona il loro immaginario attraverso le televisioni?

2. Ma vi sembra normale che in tutte le interviste pre-elettorali la domanda più dura che gli hanno rivolto sia stata «ci dica»?

3. Ma vi sembra normale che i dirigenti del Pd siano tutti ex del Pci e della Democrazia cristiana?

4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?

5. Ma vi sembra normale che Pdl e Pd abbiano perso milioni di voti e parlino solo di quelli persi dagli avversari?

6. Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque, mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l’effetto-serra?

7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?

8. Ma vi sembra normale che l’Italia cristiana sia rappresentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?

9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?

10. Ma vi sembro normale?

Ad almeno nove domande su dieci (compresa la numero 10) la mia risposta è no.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 10:48 | link | commenti
categorie: attualitĂ , ilpaesedellebanane
venerdì, 29 maggio 2009

E poi, cos'altro?

Dal Corsera online, oggi:

Accuse al Cavaliere nel libro Einaudi rifiuta Saramago

Einaudi non pubblicherà Il quaderno, il libro che raccoglie testi let­terari e politici scritti sul blog dallo scrittore porto­ghese José Saramago, pre­mio Nobel per la letteratura nel 1998. Ne dà notizia «L’Espresso» oggi in edico­la anticipando che l’editore della raccolta di saggi sarà sempre torinese, Bollati Bo­ringhieri, ma soprattutto svelando il motivo della momentanea rottura tra l’autore di Cecità e la casa dello Struzzo. «La nuova opera — scrive Mario Porta­nova — contiene giudizi a dir poco trancianti su Silvio Berlusconi, che di Einaudi è il proprietario». Sarama­go è severo con Berlusconi ma anche con gli italiani, il cui sentimento «è indiffe­rente a qualsiasi considera­zione di ordine morale». Ma «nella terra della mafia e della camorra che impor­tanza può avere il fatto pro­vato che il primo ministro sia un delinquente?». L’au­tore del Quaderno arriva a paragonare il nostro capo del governo a «un capo ma­fioso ».
(...)
Il premio Nobel non sa che altre opere di critica a Berlusconi sono state rifiu­tate da Einaudi, dalle poe­sie politiche postume di Giovanni Raboni al Duca di Mantova di Franco Cordel­li, sino al Corpo del capo di Marco Belpoliti, che l’auto­re ha preferito pubblicare da Guanda, però commen­ta: «Dev’essere duro vivere quando il potere politico e quello imprenditoriale si riuniscono. Non invidio la sorte degli italiani, però in­fine è nella volontà degli elettori mantenere questo stato di cose o cambiarlo».
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 09:44 | link | commenti
categorie: attualitĂ , ilpaesedellebanane
giovedì, 19 marzo 2009

Born in the 80s

Riporto, paro paro, da Italians di Beppe Severgnini sul sito del Corsera (questo il link:

http://www.corriere.it/solferino/severgnini/).

Cari Ottantini, reagite ai tempi difficili

Per gli italiani nati negli anni '80 dobbiamo trovare un nome e un calmante. Il secondo è forse più urgente. Diventare adulti di questi tempi, tra musi lunghi e vecchi squali, non è facile.

Ne trovo dovunque. Pensavo che l'Europa orientale fosse fuori dalle loro rotte - Belgrado è fascinosa però non è Berlino, Sofia è una sorpresa ma San Francisco è meglio - e invece eccoli lì. I toscani Federico e Laura, la friulana Greta e l'abruzzese Antonio, il calabrese Danilo, i lombardi e i veneti, i sardi che non mancano mai: pronti ad annegare le malinconie italiane nell'esotismo balcanico, e non è facile. Ne ho incontrati in ogni angolo del mondo, di ragazzi così, e in tante città italiane. Il rivolo di trasferimenti da sud a nord - alimentato da economie spompate e pratiche vergognose - è diventato un torrente.

E' una Generazione Samsonite che vive con la valigia in mano, o con un viaggio in mente. I titoli dei telegiornali li ottengono i coetanei che fanno casino davanti all'università, e la sera rientrano a casa da mamma e papà. Gli ultimi posti di lavoro se li sono presi i trentenni della Generazione Ikea, nati negli anni '70. Poi il Big Crash. I ventenni - infanzia felice anni '80, adolescenza serena anni '90 - non se l'aspettavano, questo scherzo.

Lo so, lo so: le generazioni sono semplificazioni, e ogni persona ha una storia diversa. Ma un comun denominatore esiste, e gli Ottantini - ecco, li chiamerò così - sono una generazione in corridoio, che si ritrova davanti tante porte chiuse.

Precluse le professioni liberali: migliaia di neo-avvocati si strappano di bocca piccole cause. Blindati i media: pubblicità e diffusione in calo, si esce ma non si entra. Sprangate banche e finanza (troppo tardi: i prestigiatori coi capelli grigi sono già scappati). Serrate industria e commercio: clienti e ordini calano. Sbarrata la politica: ormai si accede per il favore dei capi. Chiusa perfino la possibilità di metter su famiglia. Bisogna rimandare la prima Festa del Papà (oggi, auguri!), consiglia la futura mamma, che ha la testa sulle spalle.

Il catalogo è questo. Un Ottantino può scegliere: scoraggiarsi o reagire. Suggerisco la seconda soluzione, e spiego perché.

Partiamo di qui: preoccuparsi è ragionevole. Come ha scritto Davide S. a "Italians", ricordando l'invettiva di un vecchio professore: «Certe generazioni saltano, la storia ne è piena!». Ma saltano per sfiducia, per arroganza o per mollezza: non per il mondo che trovano intorno. In America the Greatest Generation (© Tom Brokaw) coincide con la nostra. Nata dopo la Prima Guerra Mondiale, s'è beccata dittature, depressione, guerra e ricostruzione. Non ha mollato mai.

E voi, ragazzi? La "tempesta perfetta" della recessione vi ha accolto fuori dal porto (niente potrà più spaventarvi, direbbe il vecchio Conrad). Avete tra i piedi un po' di sessantenni rassegnati, di cinquantenni opportunisti, di quarantenni pavidi e di trentenni poveri (c'è di peggio). Forza e coraggio: è l'atteggiamento che cambia l'umore, la vita e la storia. Se scegliete d'essere sconfitti prima d'aver perso, diventerete la "generación amargada". Suona bene, ma fa male.

Dal Corriere della Sera di giovedì 19 marzo 2009

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 14:39 | link | commenti
categorie: attualitĂ , born in the 80s
giovedì, 26 febbraio 2009

A me lui piace

Per quello che può contare il mio parere. E non venitemi a dire che sono di parte perché è bergamasco, eh.
No, Maurizio Martina mi piace prima di tutto perché è giovane. Poi perché è competente. Non è figlio di, nipote di, cugino di. E' nato a Mornico al Serio (uno dei luoghi dove hanno girato L'Albero degli zoccoli, come ama ricordare), e suo padre era un operaio. E' entrato in politica nel 1996, in una piccola sezione locale del neonato Ulivo. A 26 anni è diventato segretario dei DS per la provincia di Bergamo. A 29 segretario regionale del PD (con il 78% dei voti, mica bruscolini).
A gennaio è stato in "viaggio studio" negli States dove ha seguito le fasi precedenti l'insediamento di Obama alla Casa Bianca (ne ha scritto su Vanity Fair e su Repubblica).
Capite cosa intendo quando dico che è una persona competente, non uno che è capitato lì per caso?
Dicono che sia un giovane "vecchio", in realtà. Cioè che nonostante i suoi trent'anni abbia una visione della politica ancora legata alla vecchia guardia. A me non sembra. Magari sì, non è una stella della blogosfera o del 2.0 (il suo blog, http://mauriziomartina.bloog.it/, non è certo uno dei migliori che abbia visto), lui è agli antipodi del glamour, si è sposato un paio di anni fa e vive ancora a Mornico al Serio. Significa essere "vecchi", questo? E se anche fosse? A me di un politico non importa che sia figo, glamour, o che sia un mago della tecnologia. Mi importa che dica cose sensate e concrete e che abbia una visione coerente delle cose (chiamatemi pure ingenua, lo so).
Comunque, il motivo di questo post è che sul sito di Repubblica oggi c'è una sua intervista. Leggete, e giudicate da soli. 
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:12 | link | commenti
categorie: attualitĂ 
mercoledì, 25 febbraio 2009

Alla faccia della crisi

da Corriere.it, oggi:

Referendum fuori dall'election day Vittoria leghista, costo 400 milioni

Quorum a rischio col voto la domenica dopo le Europee. Segni: presi per i fondelli. Calderoli: ne uscirebbe un sistema per noi inaccettabile

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 09:22 | link | commenti
categorie: attualitĂ