I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it. Jonathan Safran Foer, Extremely Loud & Incredibly Close
Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso. - Se puede intentar. - Seria meterse en un laberinto. -En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse. Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras
Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde. Alessandro Baricco, Castelli di rabbia
Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes). Walt Whitman, Foglie d'erba
Riporto, paro paro, da Italians di Beppe Severgnini sul sito del Corsera (questo il link:
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/).
Cari Ottantini, reagite ai tempi difficili
Per gli italiani nati negli anni '80 dobbiamo trovare un nome e un calmante. Il secondo è forse più urgente. Diventare adulti di questi tempi, tra musi lunghi e vecchi squali, non è facile.
Ne trovo dovunque. Pensavo che l'Europa orientale fosse fuori dalle loro rotte - Belgrado è fascinosa però non è Berlino, Sofia è una sorpresa ma San Francisco è meglio - e invece eccoli lì. I toscani Federico e Laura, la friulana Greta e l'abruzzese Antonio, il calabrese Danilo, i lombardi e i veneti, i sardi che non mancano mai: pronti ad annegare le malinconie italiane nell'esotismo balcanico, e non è facile. Ne ho incontrati in ogni angolo del mondo, di ragazzi così, e in tante città italiane. Il rivolo di trasferimenti da sud a nord - alimentato da economie spompate e pratiche vergognose - è diventato un torrente.
E' una Generazione Samsonite che vive con la valigia in mano, o con un viaggio in mente. I titoli dei telegiornali li ottengono i coetanei che fanno casino davanti all'università, e la sera rientrano a casa da mamma e papà. Gli ultimi posti di lavoro se li sono presi i trentenni della Generazione Ikea, nati negli anni '70. Poi il Big Crash. I ventenni - infanzia felice anni '80, adolescenza serena anni '90 - non se l'aspettavano, questo scherzo.
Lo so, lo so: le generazioni sono semplificazioni, e ogni persona ha una storia diversa. Ma un comun denominatore esiste, e gli Ottantini - ecco, li chiamerò così - sono una generazione in corridoio, che si ritrova davanti tante porte chiuse.
Precluse le professioni liberali: migliaia di neo-avvocati si strappano di bocca piccole cause. Blindati i media: pubblicità e diffusione in calo, si esce ma non si entra. Sprangate banche e finanza (troppo tardi: i prestigiatori coi capelli grigi sono già scappati). Serrate industria e commercio: clienti e ordini calano. Sbarrata la politica: ormai si accede per il favore dei capi. Chiusa perfino la possibilità di metter su famiglia. Bisogna rimandare la prima Festa del Papà (oggi, auguri!), consiglia la futura mamma, che ha la testa sulle spalle.
Il catalogo è questo. Un Ottantino può scegliere: scoraggiarsi o reagire. Suggerisco la seconda soluzione, e spiego perché.
E voi, ragazzi? La "tempesta perfetta" della recessione vi ha accolto fuori dal porto (niente potrà più spaventarvi, direbbe il vecchio Conrad). Avete tra i piedi un po' di sessantenni rassegnati, di cinquantenni opportunisti, di quarantenni pavidi e di trentenni poveri (c'è di peggio). Forza e coraggio: è l'atteggiamento che cambia l'umore, la vita e la storia. Se scegliete d'essere sconfitti prima d'aver perso, diventerete la "generación amargada". Suona bene, ma fa male.
Ieri pomeriggio è venuta in ufficio da noi una tizia per una riunione.
Ho sentito con le mie orecchie (giuro) la seguente frase: "Oh!!! Che panorama! Che bello lavorare qui con una vista così"!
Ora.
Il mio ufficio si trova al sesto piano di un palazzo con vista su vari capannoni industriali, sulla Tangenziale Est e su un pezzettino delle piste di Linate.
E' pur vero che ieri c'era il cielo terso (persino azzurro!) e si vedevano sullo sfondo le alpi innevate, ma da qui a dire che è meraviglioso lavorare con una vista del genere...
Ritorni in un grigio e nebbioso giorno di dicembre, signora cara, poi ne riparliamo.
(E aggiungo che la signora in questione veniva da Londra. Ecco).
Ieri qualcuno si è insinuato nella mia casella di posta hotmail. L'ho scoperto perché ieri mattina ho cercato di aprirla senza riuscirci. Mi diceva "password errata". Peccato che la mia password sia la stessa da un secolo e mezzo. Tentativi su tentativi, ma niente. Alla fine scrivo all'assistenza, che mi risponde una prima volta dicendo di controllare se non l'avessi scritta sbagliata. Ho resistito alla tentazione di rispondergli male, limitandomi a ribadire che avevo provato più e più volte. E che NON mi ero scordata la password che uso più volte al giorno da anni. Mi arriva una seconda e-mail con una serie di domande per stabilire che io fossi effettivamente la proprietaria dell'accout. Bene, un po' di sicurezza in più non guasta. Peccato che fossero domande un po' assurde, tipo "indirizzo IP dei computer da cui ti colleghi più spesso".
Bene, poi mi arriva finalmente un'altra mail (tutto questo a un altro indirizzo, ovviamente) con le istruzioni per reimpostare la password. Prima istruzione: "aprire Internet Explorer". Io uso Mozilla Firefox, e dire che nella mail glielo avevo pure scritto. Ma quelli di Microsoft ci provano sempre a farti usare il loro browser.
Ok, apro Explorer, sistemo tutto e finalmente apro la mia posta hotmail. E cosa ci trovo? Una serie di mail da Ebay, la prima che mi informava che il cambio password era avvenuto con successo (?), la seconda che mi confermava che l'oggetto computer portatile pinco pallino era stato messo in vendita (??!!), una terza che mi spiegava che l'oggetto era stato rimosso (...) e infine un'ultima mail che mi informava che avevano sospettato un furto di account, avevano tolto l'oggetto messo in vendita e avevano bloccato l'account per sicurezza (grazie).
Mi ha un po' inquietato, tutto questo.