Bottoni

 Follow me!

Add to netvibes

Le mie tumblrerate

Le Frasi

I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it.
Jonathan Safran Foer, Extremely Loud & Incredibly Close

Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso.
- Se puede intentar.
- Seria meterse en un laberinto.
-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras

Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
Alessandro Baricco, Castelli di rabbia

Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes).
Walt Whitman, Foglie d'erba

About me

Contatore

Sono entrate nel labirinto *loading* persone

Feeds

Powered by Splinder

Some Rights Reserved

Pictures of me (e anche no)

www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra le foto pubbliche di blackcoraline. Crea il tuo badge qui.

Sul comodino






venerdì, 23 gennaio 2009

And the winner is...

Tutte le nomination agli Oscar, su Imdb.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:01 | link | commenti
categorie: grande schermo e dintorni
giovedì, 22 gennaio 2009

Senza parole

Dal sito di Repubblica, oggi:

Eluana, la Bresso al cardinal Poletto
"Non è la repubblica degli ayatollah"

Il solo fatto che si senta la necessità di sottolinearlo fa rabbrividire.
Io personalmente sarò felice il giorno in cui ci sarà una legge chiara e precisa che stabilisca senza ombra di dubbio la possibilità di mettere per iscritto la mia irrevocabile volontà. Ma mi sembra lunga a venire, questa cosa.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:17 | link | commenti
categorie: attualità
mercoledì, 21 gennaio 2009

Stay hungry, stay foolish

Per una serie di coincidenze non esattamente liete, questa mattina mi è tornato in mente il discorso che Steve Jobs aveva tenuto il 14 giugno 2005 ai giovani neolaureati della Stanford.
Già all'epoca mi aveva colpito, e non solo perché io stessa ero una giovane neolaureata che si affacciava alla vita adulta (in un certo senso lo sto ancora facendo).
Il punto è che il discorso di Jobs tocca temi che a diversi livelli si applicano a ciascuno di noi e dice cose che spesso ci dimentichiamo, ma che dovremmo sempre avere ben chiare in mente. Riassumendo all'estremo, Jobs raccomanda ai giovani di Stanford di vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo, di non smettere mai di inseguire i propri sogni e le proprie aspirazioni, di non avere paura, di non fare qualcosa solo perché gli altri si aspettano che noi facciamo esattamente quella cosa, e non un'altra.
Jobs parla della sua esperienza e di come, alla fine, guardando indietro, tutti i puntini si uniscono e anche i momenti più bui si sono rivelati, con il senno di poi, forieri di cambiamenti importanti.
Certo, di Steve Jobs non ce ne sono tanti in giro (e chissà se tornerà al timone di Apple), ma non tutti siamo nati per cambiare il mondo dell'informatica (e quello dell'animazione). La cosa importante nel suo discorso è l'approccio, quello "stay hungry, stay foolish" che riassume un intero stile di vita.

"
you can't connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever. This approach has never let me down, and it has made all the difference in my life".

"Sometimes life hits you in the head with a brick. Don't lose faith. You've got to find what you love. And that is as true for your work as it is for your lovers. Your work is going to fill a large part of your life, and the only way to be truly satisfied is to do what you believe is great work. And the only way to do great work is to love what you do. If you haven't found it yet, keep looking. Don't settle. As with all matters of the heart, you'll know when you find it. And, like any great relationship, it just gets better and better as the years roll on. So keep looking until you find it. Don't settle".

"Your time is limited, so don't waste it living someone else's life. Don't be trapped by dogma — which is living with the results of other people's thinking. Don't let the noise of others' opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary".


Il discorso completo lo potete leggere cliccando qui.
E se volete vedere il video, lo trovate qui.

 
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:00 | link | commenti
categorie: persone, labirinti mentali
martedì, 20 gennaio 2009

Shivers

Questo pomeriggio ho seguito in diretta il discorso di insediamento di Barack Obama. E siccome sono un'anima candida, mi sono venuti i brividi e la pelle d'oca.

"On this day, we gather because we have chosen hope over fear, unity of purpose over conflict and discord."

Adoro la pomposa retorica statunitense.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 22:35 | link | commenti
categorie: attualità
domenica, 18 gennaio 2009

Se una cosa è sempre stata così, non è detto che debba essere sempre così

Australia
di Baz Luhrmann
con Nicole Kidman, Hugh Jackman

Opportuna premessa: ho sentito definire da più parti Australia un polpettone. Lo è: un polpettone lungo tre ore. Quindi, se pensate che il film classico sia ormai morto e sepolto e sia inutile riesumarlo nel 2009, se non siete disposti a vedere una lunga storia romantica, se non avete almeno un pochino di tenerezza nel cuore, non andate a vederlo.

Se invece siete un po' meglio disposti e vi sedete al cinema consapevoli che dovrete stare su quella
poltroncina parecchio tempo e che potreste aver bisogno di un po' di pazienza, allora benvenuti e buona visione.
Forse però un'altra premessa è dovuta: voi amanti del Baz Luhrmann di Moulin Rouge!, non aspettatevi un altrettanto scoppiettante fantasia. Questo è semplicemente un altro film.
Un film imperfetto, che disattende almeno in parte le aspettative, soprattutto perché manca di originalità (tanto nella storia quanto nella messa in scena) e presenta personaggi p
iuttosto schematici, senza guizzi e senza troppa indagine psicologica.
Bene. Appurato questo, io ritengo invece che Luhrmann abbia ottenuto esattamente l'obiettivo che si era prefissato, realizzare il sogno di raccontare non solo una storia d'amore, ma una stor
ia d'amore disegnata sullo sfondo della sua terra: non l'Australia che tutti conosciamo dalle brochures turistiche, ma quella arida, difficile, spettacolarmente bella dell'interno. E rappresentando allo stesso tempo una pagina triste e infamante della storia australiana, quella delle "Generazioni rubate" di giovani aborigeni mezzo sangue che venivano strappati alle famiglie per essere educati da comunità cattoliche.
Per realizzare tutto ciò Luhrmann ha scelto la forma più appropriata al suo progetto, quella del classico film epico hollywoodiano degli anni Quaranta, da Via col vento a Il Mago di Oz (non a caso esplicitamente citato a più riprese). Come Via col vento, Australia parla dei grandi temi dell'amore, della guerra e del razzismo, e mischia la storia fittizia alla storia reale (in questo caso il bombardamento di Darwin durante la Seconda Guerra Mondiale). Come Via col vento vuole essere non solo una storia, ma la storia di un intero territorio.
Ecco il progetto di Luhrmann, ecco Australia, che è insieme western classico, film epico, storia romantica e film di guerra. Non c'è niente da dire, è un film che rispetta i canoni dei film classici, senza sorprese: nonostante le mille peripezie si sa chi morirà e chi vivrà, perché è così che deve essere. Eppure ciò non impedisce alla storia di appassionare, di strappare qualche lacrima qui e là, di dare soddisfazione.
Il che può piacere o non piacere. Si può essere d'accordo o meno con le scelte di Luhrmann, ma non si può dire che non abbia realizzato un film perfettamente aderente al suo intento.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 15:26 | link | commenti
categorie: grande schermo e dintorni
domenica, 11 gennaio 2009

La fine dell'American Dream?

L'ospite inatteso
di Thomas McCarthy
con Richard Jenkins, Haaz Sleiman, Danai Jekesai Gurira


L'ospite inatteso (secondo lungometraggio di Thomas McCarthy), è un esempio classico di film indipendente, come ne vanno sempre più di moda di questi tempi. Un film con un piccolo budget e una tematica sociale affrontata senza fronzoli e con onestà intellettuale. Il pregio in questo caso è di parlare dell'America delle leggi restrittive post-11/9 senza banalizzare, senza dividere in compartimenti stagni i buoni e i cattivi, limitandosi invece a dipingere uno spaccato di vita mostrando la fine del mito dell'America come terra delle infinite possibilità attraverso gli occhi di un professore universitario di mezza età, vedovo e demotivato, che per puro caso entra in contatto con due giovani immigrati clandestini. Tarek e Zainab sono ragazzi fuggiti da vite difficili nei loro paesi d'origine (la Siria per Tarek, il Senegal per Zainab) e pieni di speranze si barcamenano nella loro nuova vita newyorkese. Lui suona il tamburo africano a Central Park e in alcuni locali, lei vende i suoi gioielli fatti a mano con materiali poveri. Sono brave persone che si guadagnano onestamente da vivere.

Eppure questo non impedisce che Tarik venga arrestato per un motivo banalissimo (non aver pagato il biglietto della metropolitana) e dopo qualche tempo di reclusione venga rispedito in Siria da un giorno con l'altro, senza diritto d'appello, nonostante gli sforzi di Walter e della madre di Tarik.
Il film nel suo complesso è forse un po' lento, ma ciò non toglie che sia un ottimo prodotto, con dialoghi ben fatti, che fa riflettere facendo anche spesso sorridere (come da buona tradizione dei film indipendenti). In un panorama hollywoodiano di film sempre più spettacolari e sempre più moralizzatori, fa piacere e fa bene alla salute fermarsi un po' e gustarsi un piccolo film.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 15:28 | link | commenti
categorie: grande schermo e dintorni
sabato, 03 gennaio 2009

Due zero zero nove

E così, anche il 2008 è finito e con squilli di trombe e rulli di tamburi (più o meno) siamo entrati nel 2009. Gli anni dispari li preferisco (per chi ancora non lo sapesse, ho un problema con i numeri pari), ma 2009 mi fa comunque un certo effetto.
Avete già fatto i vostri buoni propositi?
Io sì. Alcuni molto pratici e concreti (a partire dal solito e inflazionatissimo: mi metto a dieta. Ahahahahaha). Altri più astratti e più complicati.
Magari alla fine del 2009 vi racconto come è andata, ma di solito non sono molto brava a mantenerli. Anzi, sono pessima.
Per ora, buon anno a tutti!
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 14:24 | link | commenti
categorie: autoreferenzialitÃ