I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it. Jonathan Safran Foer, Extremely Loud & Incredibly Close
Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso. - Se puede intentar. - Seria meterse en un laberinto. -En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse. Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras
Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde. Alessandro Baricco, Castelli di rabbia
Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes). Walt Whitman, Foglie d'erba
L'italiano.
Lezioni semiserie.
di Beppe Severgnini
Rizzoli
220 pagine
Libro prestato da mia sorella, e letto domenica pomeriggio, tra un paio d'ore di sole in giardino e un'oretta di viaggio in treno alla volta di (un'ancora semi deserta) Milano.
Solo un commento brevissimo: dovrebbe diventare una lettura obbligatoria per tutti. Per legge. Con tutte le leggi inutili che ci sono che problema ci sarebbe a metterne anche una utile?
Non è che ti insegni a essere scrittore. Per carità di dio. L'obiettivo è quello di insegnare a scrivere (per esempio una mail) in italiano chiaro e efficace. Adesso qualcuno starà pensando: "eh vabbè, ma a scrivere una mail sono buoni tutti". Eh no, signori miei. Chi come me lavora principalmente con l'e-mail sa quanto questa supposizione sia sbagliata.
Un bravo a Severgnini che con la sua consueta leggerezza sottolinea tanti piccoli obrobri dei quali a volte non ci si rende nemmeno conto. In alcuni casi anche con opinioni su elementi di stile che possono essere più o meno condivise. Ma sempre con grande coerenza.
Ripeto, io lo renderei una lettura obbligatoria per legge.
Due giorni fa sono tornata al lavoro. Non che ne avessi particolarmente voglia, fosse stato per me avrei allungato tranquillamente fino a lunedì prossimo, ma l'azienda ha riaperto e non era bello lasciare l'ufficio del tutto scoperto. E così. Sotto a chi tocca (cioè a me, come al solito).
Si potrebbe pensare che tutto sommato sia un vantaggio lavorare in una Milano ancora praticamente deserta. Bah. Vero che c'è poco traffico, poca gente ovunque, al supermercato non si fa la fila alla cassa... ma i mezzi pubblici passano un po' quando gli pare (tendenzialmente, poco), il 99% di negozi-bar-ristoranti sono chiusi (ma il giapponese sotto casa mia è aperto, per fortuna!) e in genere tutto langue. Preferisco la Milano incasinata, frenetica, trafficata.
Qui in azienda poi sembra di essere i superstiti di una guerra nucleare. Silenzio irreale, corridoi vuoti e bui, mail con il contagocce e telefonate inesistenti. Per la prima mezza giornata dici "che pace...". Poi passi al "che palle!!!". Per non parlare della mensa a orario ridotto, transennata per ridurre lo spazio occupabile e con un menù ancora più deprimente del solito (ieri ho visto: piatto con due uova sode tagliate a fette e disposte in circolo attorno a un mucchietto di insalata russa. Giuro. Oggi sono andata a mangiare a casa).
Lunedì si dovrebbe tornare alla normalità. Visto che ormai le vacanze se ne sono andate, tanto vale ributtarsi nella mischia.
Il link a un articolo normalmente troverebbe spazio su Tumblr. In questo caso però faccio un'eccezione, e lo posto qui.
Dal Corriere della Sera di ieri:
Sono stata a Berlino lo scorso aprile, e il famoso Checkpoint Charlie è stata una delle cose che più mi ha deluso. Non so cosa mi aspettassi, ma di certo non di trovare una guardiola in mezzo a una strada trafficata e satura di negozi di souvenir, con figuranti pronti a fare foto e a timbrare finti passaporti. Mi è sembrato proprio un parco giochi, più che un luogo di commemorazione e testimonianza storica.