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I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it.
Jonathan Safran Foer, Extremely Loud & Incredibly Close

Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso.
- Se puede intentar.
- Seria meterse en un laberinto.
-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras

Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
Alessandro Baricco, Castelli di rabbia

Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes).
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mercoledì, 18 giugno 2008

RADIOHEAD!!!

Io amo Thom Yorke.
Con questa originale (e poco condivisa) premessa, inizio il racconto della stupenda serata di ieri, della quale già avete avuto un piccolo assaggio.
Il tempo, come si sa, non era dei migliori. Per tutto il giorno ho sperato che la pioggia si sfogasse, se proprio doveva, nel pomeriggio e ci lasciasse seguire il concerto asciutti e felici. Ma all'uscita dell'ufficio il cielo non lasciava prevedere nulla di buono, e infatti siamo partiti già abbigliati con pratici k-way. Arrivo in zona Parco Sempione, e prima botta di culo della serata: un'auto lascia libero il parcheggio perfetto. Manco a dirlo, appena il tempo di scendere dalla macchina e arriva il giusto contrappasso: un diluvio che più diluvio non si può. La (furbissima) sottoscritta infila la borsa sotto il k-way, non senza prima avere avuto l'accortezza di togliere la busta con la prenotazione dei biglietti per averla a portata di mano al momento opportuno. Partiamo spediti sotto una pioggia torrenziale alla volta del botteghino per il ritiro. Siamo quasi arrivati quando all'improvviso mi rendo conto che mi manca qualcosa. Il foglio della prenotazione! Ricostruisco rapidamente gli eventi: mentre tentavo di infilare la borsa al riparo del k-way, la busta dev'essermi caduta. In preda al panico più totale, faccio dietro front e comincio a correre a perdifiato alla volta della macchina. Naturalmente incurante della pioggia. La busta è lì, in terra. Trionfante, la raccolgo e torno dagli altri. Ma i miei valori vitali sono un pochetto sballati. Comunque, tutto è bene quel che finisce bene, mangiamo (mezza piadina), ritiriamo i biglietti e prendiamo posto. Il concerto dovrebbe iniziare alle 20.45 (proprio come Italia-Francia), alle 21.10 si spengono i riflettori, partono le ovazioni del pubblico, si comincia. Thom Yorke e soci partono con "15 step" e poi è tutto un susseguirsi di musica, parole, urla, salti. Lui sul palco è un folletto, peccato essere così lontani e non poterselo gustare al meglio. Intanto il passaparola ci informa del primo gol dell'Italia contro la Francia. Olanda e Romania stanno ancora sullo zero a zero. Nella mia mente comincia a profilarsi l'idea della serata perfetta. Ma è ancora presto e caccio indietro il pensiero. Mentre Thom si scatena sul palco un po' di persone cercano di scavalcare i cancelli delle tribune per andare sul prato e vengono cacciati indietro in malo modo dalle guardie. Qualcuno sotto il palco fa qualcosa che irrita Thom, che interrompe per un attimo la sua esibizione. Chissà cos'è successo. Le tremanti riprese fatte con il mio cellulare non permettono di fare luce sull'accaduto. Intanto il passaparola porta altre belle notizie: Italia 2 Francia 0. E' tutto perfetto, non piove nemmeno più. Quando inaspettata arriva "Karma Police" la notizia della qualificazione azzurra è già una certezza. Io mi cullo beata ed emozionata sulle note di questo capolavoro. Dal vivo è ancora più bella. Poco dopo i Radiohead si prendono un attimo di tregua, e quando tornano sul palco parte un piccolo fuori programma. Thom annuncia i risultati delle partite. E tutti i presenti esultano. Io lo sapevo che sarebbe stata la serata perfetta. Lo sapevo.
Chiusura in grandissimo stile con "Idioteque", poi si accendono i riflettori, la gente comincia lentamente a uscire, io fisso il palco, e vorrei che non fosse già tutto finito.
Torno a casa stanca, indolenzita, bagnata, affamata e infangata. E felice, tanto felice.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 13:44 | link | commenti
categorie: concerti, autoreferenzialitĂ 
martedì, 17 giugno 2008

Pensierini prima di andare a dormire


E' stata una giornata intensa. Ma soprattutto è stata una serata perfetta. Ho ancora l'adrenalina in circolo, nonostante la stanchezza, nonostante tutta l'acqua che ho preso. Ma l'acquazzone si è interrotto giusto in tempo per l'inizio del concerto dei Radiohead, tanto agognato e poi conquistato per il rotto della cuffia quando ormai non ci speravo più. E intanto una porzione di pensieri e un pezzettino di cuore erano altrove, alla partita Italia-Francia che manco a farlo apposta era proprio contemporanea. La partita sapete tutti com'è finita. Però volete mettere la soddisfazione di sentirvelo urlare dal palco da Thom Yorke, pochi istanti dopo che ha finito di cantare Karma Police? Volete mettere? Beh, adesso devo raccogliere le idee e soprattutto devo andare a dormire perché anche quella di domani sarà una lunga giornata. Domani però posterò un resoconto "vissuto" del concerto (compresi i 5 minuti di terrore quando temevo di aver perso la mail per il ritiro del tanto sospirato biglietto).
Per ora buonanotte........
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 23:41 | link | commenti
categorie: concerti, autoreferenzialitĂ 
lunedì, 16 giugno 2008

Di un film, di un libro e di altre cose

Complice il tempo novembrino, nel fine settimana ho nell'ordine finito di leggere un libro e visto un film. Partiamo dal film, l'ultimo di M. Night Shyamalan, E venne il giorno. Poche parole perché non è che ne meriti poi più di tante. C'è un sottile e costante senso di ansia, e alcune scene sono costruite ad hoc per far crescere la tensione (vogliamo parlare della vecchietta?), ma tutto sommato siamo lontani anni luce dal Sesto senso, la trama è un po' tirata per le orecchie (anche se non manca di una sua originalità) e il finale è un po' stucchevole. Cioè, sarebbe stato un gran bel finale se si fosse fermato 5 minuti prima. L'abbraccio in mezzo al prato con il vento che va scemando. Bello. Alla fine gli diamo la sufficienza.
Il libro che ho finito di leggere invece è Giulietta Squeenz, di Pulsatilla. Non ho letto La ballata delle prugne secche, quindi non sono in grado di fare confronti e di esprimere giudizi comparati, però Giulietta mi è piaciuto. E' un libro leggero e ironico che nasconde anche una sua drammaticità. E siccome la protagonista è praticamente una mia coetanea, in fin dei conti non è difficile ritrovarsi in alcuni dei suoi problemi, in alcune delle sue riflessioni. Pur con tutte le differenze del caso. Un tratto fra tutti, quell'incapacità di amare, o meglio quell'incapacità di esternare i propri sentimenti per paura di non essere amati abbastanza. E la contraddizione di amare la solitudine e di aver paura di restare da soli (che poi non è proprio una contraddizione. La solitudine è una scelta, il restare da soli no, per dire). Insomma, un libro che mi ha fatto tanto sorridere, ma alcuni di questi sorrisi erano malinconici e un poco amari.
E poi nel week end ho cercato di evitare come la peste l'istinto di lanciarmi negli inevitabili bilanci che ogni compleanno porta con sè, e ci sono riuscita solo in parte. Complici il mal tempo persistente e una discreta dose di autolesionismo (altrimenti detto: stupidità), l'umore da queste parti non è che sia proprio dei migliori. Sarebbe il caso di prendere finalmente coscienza di alcune cose (sul serio però, mica come ho fatto fino ad ora), di smetterla di raccontarmela e di appigliarmi a dettagli minuscolissimi che vedo peraltro solo io. Non so, in teoria non dovrebbe essere poi tanto difficile.
lunedì, 02 giugno 2008

DivinitĂ  e dintorni

Il divo
di Paolo Sorrentino
con Toni Servillo


Questo post in realtà potrebbe anche solo limitarsi a una frase semplice semplice: Paolo Sorrentino è un genio, e Toni Servillo è immenso. Punto.
Ma poniamo che sia buona educazione motivare le proprie affermazioni (anche quando non fanno niente di più che unirsi al coro di lodi, meritatissime, che si leva da ogni parte). Ebbene, che Toni Servillo sia uno dei migliori attori che ci siano in circolazione in questo momento (attenzione: non solo in Italia) è evidente film dopo film e difficilmente può essere messo in discussione. Non sbaglia un colpo. E il suo Giulio Andreotti, complice un trucco straordinario, è terribilmente simile all'originale e al tempo stesso vive di vita propria, tenendosi alla larga da tentazioni macchiettistiche similbagaglino. L'Andreotti di Servillo è una presenza composta, silenziosa e tuttavia pesantissima. Non si poteva scegliere attore migliore per questo ruolo (e del resto l'accoppiata Sorrentino-Servillo è una garanzia di qualità).
E Sorrentino, dal canto suo, ha messo in piedi un film impossibile, un film politico che però non fa direttamente
politica, un ritratto impietoso ma al tempo stesso accalorato di anni che hanno segnato una svolta nel clima politico e sociale di questo nostro sgangherato paese. E lo fa nel suo personalissimo modo, infondendolo della sua personalità eclettica, complice la fotografia perfetta (di Luca Bigazzi) e una scelta azzeccatissima delle musiche, che il più delle volte partono improvvise, spiazzando lo spettatore. Un film formalmente perfetto, senza una sbavatura che sia una. Giù il cappello, signori.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 11:32 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni