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-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras

Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
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venerdì, 30 maggio 2008

Uomo vestito di nero, qual è la tua missione?

Tropa de Elite
di José Padilha


Ieri sera ho visto in anteprima (uscirà nelle sale venerdì 6 giugno) il film vincitore dell'Orso d'Oro all'ultimo festival di Berlino. Altro film ambientato in Sud America (questa volta siamo in Brasile), altro film che mostra una realtà difficile, dura da accettare, dove nelle favelas si spaccia, si muore, e non si muove foglia senza l'approvazione del capo spacciatore del quartiere. Dove la polizia traffica con i delinquenti perché, come dice la voce narrante all'inizio del film, "i poliziotti hanno famiglia, e nessuno di loro ha voglia di morire". Ma questi sono i poliziotti normali. Poi c'è il BOPE. Un corpo di polizia speciale, addestrato brutalmente a non avere pietà. Cento uomini pronti a tutto, fieri di appartenere agli "squadroni della morte". Perché nel BOPE non c'è spazio per la corruzione.
Il film prende avvio nel 1997, alla vigilia della visita di Giovanni Paolo II a Rio. Si impone una pulizia delle favelas, e questo compito spetta al BOPE. Il capitano Nascimiento però sta per diventare padre e vuole lasciare. Per farlo, deve prima trovare il suo sostituto. Assistiamo quindi alla durissima selezione e all'addestramento delle nuove reclute, oltre che ai dubbi del capitano: scegliere l'impulsivo Neto o l'intellettuale e perfezionista Matias? Saranno gli eventi a scegliere per lui. Intorno ci sono le favelas, la dura legge del crimine, poliziotti più o meno traffichini che si arrangiano come possono, e alti gradi della polizia che trafficano ovviamente a livelli molto più alti. Chi sbaglia paga con la morte. Ma c'è anche l'ipocrisia dei giovani studenti "bene" che con le loro feste a base di fumo e coca finanziano il giro della droga. E la lotta di coscienza di chi vorrebbe fare la cosa giusta ma si trova costretto a piegarsi al Sistema. Tutto questo è narrato in prima persona dalla voce del capitano Nascimiento, e il film pur essendo finzione ha un piglio documentaristico. Dopotutto è pur sempre ispirato a racconti veri di un ex comandante del BOPE. Il ritmo è alto, il sottofondo musicale di musica rap e hip hop (brasiliana) aiuta a catturare l'attenzione dello spettatore, che si trova coinvolto e proiettato in un escalation di minacce, violenza e vendette incrociate. Un film crudo, senza fronzoli, che mette in scena una situazione complessa, per la quale non esistono risposte semplici. E lo fa secondo me senza troppa retorica. Semplicemente dicendo: "questo è quello che succede".
Ps: Oltre al film esiste anche un libro: Tropa de Elite di L.E. Soares, A. Batista, R. Pimentel (Bompiani).
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 13:46 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni
giovedì, 29 maggio 2008

Zone e muri

La zona
di Rodrigo Plà

Ieri sera sono andata a vedere questo film che, per quanto sia un pugno nello stomaco, consiglio vivamente a tutti.
La zona, opera prima di Rodrigo Plà che ha ricevuto plausi e riconoscimenti ai premi di mezzo mondo (da Venezia a Toronto), si apre con la macchina da presa che segue un Suv guidato da un ragazzino per le strade di un quartiere evidentemente benestante e dall'aspetto quasi idilliaco: una donna che corre, bambini in divisa scolastica che attraversano la strada, un vecchietto seduto in giardino che legge il giornale in compagnia del suo cane... Poi però nella sua panoramica l'occhio della cinepresa incontra un muro. Alto, con del filo spinato e delle telecamere che registrano ogni movimento. Siamo a Città del Messico, e al di là del muro c'è una distesa infinita di case disordinate, di favelas, di miseria e di corruzione. Poi succede che un temporale fa crollare un grosso cartellone pubblicitario proprio sul muro, aprendo una breccia. Tre ragazzini si lanciano nella Zona (così si chiama il quartiere protetto) per rubare qualcosa approfittando anche della mancanza di corrente. Ma il loro piano va storto e finisce nel sangue.
Si scopre che la Zona è un quartiere con uno statuto a sè stante, e che potrebbe però perdere tutti i suoi numerosi privilegi al primo fatto di sangue. Il comitato dei condomini decide di insabbiare tutto. Ma un commissario testardo continua a indagare. E alcuni dei residenti vorrebbero fare giustizia, denunciando quanto avvenuto alla polizia. Nel frattempo l'unico sopravvissuto dei tre ragazzi delle favelas, Miguel, si nasconde nella cantina della famiglia di Alejandro, un suo coetaneo. Da qui prende avvio una storia di contrasti, di privilegi protetti a ogni costo, di paura, di imposizioni, di scelte etiche e di ribellione. Che poi è soprattutto la ribellione dell'adolescente Alejandro ai valori del padre e del quartiere, la sua coraggiosissima scelta di seguire la sua coscienza invece di adeguarsi all'onda di sospetti e violenza del vicinato. Ma è anche la scelta di un residente di lasciare la Zona, perché guardando il figlioletto si è domandato "cosa gli risponderò quando tra qualche tempo mi chiederà perché viviamo dietro un muro?". Un muro che magari protegge dai ladri, ma che non può proteggere dall'ipocrisia e dalla violenza collettiva.
Un film che fa ancora più male perché rappresenta la realtà, una realtà cruda e dura che fa male. Ma che non è poi così distante da noi. Questa rabbia e questa paura nei confronti dei piccoli ladri si è ricollegata nella mia mente ai tanti episodi della cronaca di queste ultime settimane. La gente cosiddetta perbene ha paura del diverso e ci scatena sopra tutta la sua rabbia e la sua frustrazione, pensando di fare la cosa giusta, di proteggere un qualcosa che forse alla fine non esiste nemmeno più.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:27 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni
giovedì, 22 maggio 2008

Sprazzi di vita vissuta

Era un bel po' di tempo che io e la mia amica A. ci dicevamo che avremmo organizzato una spedizione Ikea. L'idea è stata messa in pratica ieri, causa necessità fattesi sempre meno rimandabili (sì, insomma: va bene che il tempo è più simile a quello di ottobre che a quello di maggio, però magari il piumino invernale super riscaldante era ora di toglierlo). Noi eravamo, ovviamente, organizzatissime. Visto che nessuna delle due aveva un'auto a disposizione, ci siamo prontamente stampate da Internet gli orari della navetta gratuita. Partenza dalla stazione della metro di Cologno Nord ogni mezz'ora. Bene, decidiamo di trovarci in Piazzale Loreto alle 18.30 puntando alla navetta delle 19.00. Ma la nostra organizzazione perfetta non aveva fatto i conti con l'imprevisto. Pensavate mica che filasse tutto liscio? E così, alla fermata di Lambrate la metro stenta a ripartire. Dopo circa 15 minuti una voce ci informa (alla buon'ora!) che un treno si è rotto alla stazione di Cimiano, con i conseguenti ritardi. Va bene, ma ritardo quanto? Dopo circa una mezz'ora di attesa la metro finalmente riparte. Arriviamo dunque alla stazione di Cologno Nord, ancora in tempo per la navetta delle 19.30. Ovviamente, non esiste un'indicazione su quale uscita prendere. E noi, con il 50% delle possibilità scegliamo naturalmente quella sbagliata. Insomma, arriviamo finalmente alla fermata della navetta alle 19.32 precise precise. Secondo voi la navetta era ancora lì? Ovviamente no. Più puntuali degli svizzeri, sti benedetti svedesi. E così ci intratteniamo una mezz'ora in quest'ameno piazzale dall'aspetto desolato che più desolato non si può. Alla fine arriva il nostro mezzo, riparte (ovviamente puntualissimo) e ci deposita di lì a poco alla nostra sospirata meta. Ci lanciamo subito su più o meno tutto quello che vediamo, riempiendo le borse delle cose utili per le quali siamo lì e soprattutto di un corollario di cose inutili (come si fa a rinunciare alle tovagliette americane nuova serie estiva, fucsia e blu? Eh?). Pausa obbligata al settore ristorante per ingurgitare nel minor tempo possibile (vorrete mica rubare tempo prezioso allo shopping selvaggio) numero 10 polpette svedesi con contorno di patate bollite e una salsa dagli ingredienti non precisati con l'aggiunta di marmellata di mirtilli (no, non le ho ancora digerite. Però erano buone). Mentre mangio leggo il cartello che pubblicizza le feste di compleanno per bambini all'Ikea. Sono un po' perplessa. Va bene MacDonalds che organizza i compleanni, ma l'Ikea? "Ehi ragazzi, per il mio compleanno, tutti all'Ikea di Carugate! Fanno pure la merenda bio a soli 1.90 euro a bambino per i soci IkeaFamily!". Boh. Comuque, ci ritroviamo a mezz'ora dalla chiusura ancora ben lontane dalla fine del giro. Aumentiamo la velocità (il portafogli intanto ringrazia). Alla fine arriviamo alla cassa con un carrello straripante di cose. Io riempio numero 3 borse (avete presente le borse blu Ikea no? Ecco, quelle. Tre.) e a fatica raggiungiamo la navetta (il cui giovane autista, che è lo stesso dell'andata, ci vede arrivare di corsa e trafelate e ci aspetta, impietosito). Il viaggio di ritorno sembra non finire mai, a Loreto mi trascino a fatica su per le scale (e un baldo giovine si offre di aiutarmi a portare una borsa. Ogni cosa ha i suoi vantaggi) e mi fiondo sul primo taxi che si prensenta alla mia vista. Il tassita mi guarda un po' divertito. Probabilmente sembro una profuga. Sono un po' meno divertita io quando devo sganciare il prezzo della corsa: ribadisco che i taxi milanesi hanno delle tariffe da galera. Comunque. Ore 22.45, rientro in casa. Simpatica l'idea della navetta, eh. Ma magari la prossima volta cerco di andarci con qualcuno automunito, all'Ikea.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:07 | link | commenti
categorie: shopping, autoreferenzialità
mercoledì, 14 maggio 2008

Yes, we can?

Sull'ultimo numero di Vanity Fair John Grisham parlando delle presidenziali USA diceva che lui punterebbe su Hillary. Perché gli States sono pronti per un presidente donna, ma non lo sono per un presidente nero. Ora, il fatto che Obama stia raccogliendo consensi a destra e a manca sarebbe secondo lo scrittore irrilevante: un conto sono i sondaggi e le primarie, e un conto è quello che poi un elettore mette nell'urna (come ben sappiamo anche dalle nostre parti). A suo giudizio McCain potrebbe puntare molto sul fattore razziale nell'ultima fase della campagna elettorale, a discapito di Barack Obama.
Se a questo ci aggiungiamo il fatto che tra i due pretendenti per il partito democratico ancora non è venuto fuori un candidato (dopo la vittoria di ieri in West Virginia Hillary non è intenzionata a mollare, anche se il distacco pare ormai incolmabile), il rischio che ormai si profila (e che molti riconoscono) è che i due si mettano i bastoni tra le ruote a vicenda e non siano in grado di mettere in piedi una campagna elettorale efficace. Come dire, il tempo stringe e sarebbe il caso di prendere una decisione, visto che alla fin fine dovrà correre uno solo. Io tifo Obama (per quello che può valere), ma sarà vero quello che dice Grisham (che non è proprio l'ultimo degli sprovveduti)? Sarà vero che l'entusiasmo si traduca poi in una serie di ripensamenti in cabina elettorale?
Ci troveremo nuovamente con un'amministrazione USA repubblicana (con tutto quello che ne consegue)?
Vero è che peggio di GWB è difficile fare.
Staremo a vedere.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 09:42 | link | commenti
categorie: attualità
domenica, 04 maggio 2008

In amore niente regole (?)

In amore niente regole
di George Clooney
con George Clooney, Renée Zellweger, John Krasinski.


Di nuovo, apro con l'ennesima lamentela sulla traduzione del titolo in italiano. A costo di sembrare ripetitiva. Ma insomma, se il film si intitola "Leatherheads", che cosa diavolo c'entra l'amore? Va bene, forse non era il caso di tradurre proprio "teste di cuoio", ma qualcosa che richiamasse maggiormente il gioco del football americano, no?
Siccome non sono proprio completamente ingenua, so che dietro ci sono precise regole di marketing: tanto per cominciare dalle basi, in Italia chi se lo fila il football americano? Meglio far capire subito al pubblico che quello che si appresta a vedere è una brillante commedia romantica. Che poi non è del tutto sbagliato.
Il nuovo film di Clooney è in effetti una commedia brillante, ma se proprio dobbiamo cercare il pelo nell'uovo l'amore non è che una compontente poco più che incidentale. Clooney prosegue il discorso teorico che aveva iniziato con i due film precedenti (Confessioni di una mente pericolosa e Good night, and good luck), pur utilizzando questa volta un genere completamente diverso e decisamente più disimpegnato. La storia della squadra dei Duluth Bulldogs, della nascita del football professionistico, dello pseudo eroe della Grande Guerra e della giornalista sexy e spregiudicata serve a Clooney per proseguire nella sua personale rappresentazione del grande sogno americano e di un'inevitabile perdita dell'innocenza (compresa ancora una volta la spinosa e attualissima tematica della libertà d'espressione).
Quello che ne risulta è un film gradevole, che volendo si può leggere a due livelli e non volendo si può gustare in quanto commedia ricca di dialoghi veloci e scambi di battute folgoranti, con una Zellweger un po' costretta nel suo ruolo e un George Clooney assolutamente perfetto nella parte dell'adorabile mascalzone. Inevitabile, essendo il protagonista disegnato a sua immagine e somiglianza.
Un film grazioso, indicato per passare un paio d'ore distensive. E superiore a tante altre commedie che si vedono in giro.
Ah, per chi se la fosse persa consiglio vivamente l'intervista di Fabio Fazio a Clooney a Che tempo che fa, dove si promuoveva appunto questo film. Divertentissima. La trovate sul sito del programma, oppure cliccando qui.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 21:27 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni
venerdì, 02 maggio 2008

Ho pensato di emigrare

Ma alla fine sono ancora qui. Dall'ultimo post ad oggi ho fatto una serie di cose.
Mi sono lentamente ripresa dalla batosta elettorale (ma penso che il bello debba ancora venire, ahinoi).
Sono stata tre giorni a Berlino, dove mi sono riempita di birra e di tutte (o quasi...) le varianti della carne di maiale. Sì, la città è bellissima e qualche foto se volete la potete vedere sulla mia pagina di flickr.
A Berlino non ho mancato di fare tappa obbligata in tutti gli Starbucks che incontravo  lungo il mio cammino.
Sono rientrata al lavoro trovandomi una montagna di arretrato (sì, pur facendo un totale di 2 giorni e mezzo di ferie) e dovendo sbrigare incombenze non mie alle quali credevo - ingenua! - di essere scampata.
Mi sono presa un paio di incazzature potenti quanto inutili.
Sono stata messa ko da cinque giorni di raffreddore-tosse-mal di gola.
Ho saltato tre lezioni di kick-power consecutive.
Non sono più andata al cinema (!), ma stasera riprendo (in leggerezza, con il film di Clooney. Che è pur sempre un bel vedere).
Non ho letto nemmeno un libro intero (no, quelli letti per lavoro non contano), visto che da un mese sto cercando di finire le 238 pagine dell'ultimo De Lillo. Un bel libro, per carità, ma non esattamente una lettura da prima di andare a dormire. Confido di finirlo entro la fine del week end, comunque.
Ieri alla prima comunione di mia cugina ho fatto la mia solita figura da alcolizzata: la cameriera mi porge il bicchiere con l'aperitivo analcolico, io la guardo con un certo disappunto e poi le dico: "se è possibile preferirei quello alcolico, grazie". Risate dei presenti. Vabbè.
Oggi sono uscita a comprare le tende per la mia casa nuova. Pezzo dopo pezzo prima o poi vedrò la fine.
Ho aperto un account su tumblr (il link è lì a sinistra). Adesso vediamo quanto sarò in grado di aggiornarlo.
Questo è quanto.
Passo e chiudo.
Ma torno presto.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 19:20 | link | commenti (3)
categorie: autoreferenzialitÃ