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Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso.
- Se puede intentar.
- Seria meterse en un laberinto.
-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras

Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
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Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes).
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domenica, 13 aprile 2008

Si torna a parlare di film

Ebbene sì, in questa giornata di elezioni, di voti più o meno utili e di chiacchiere più o meno inutili, io torno a parlare di film. E non di uno, ma addirittura di due film. Dopo che non sono entrata in un cinema per circa tre settimane (!), quest'ultima ho un po' recuperato. E allora partiamo.

Partiamo dal più recente in ordine di visione, l'Oxford
Murders di Alex de la Iglesia (il regista dello spassosissimo Crimen Perfecto). Un giallo decisamente vecchio stile, sostenuto dalle ottime interpretazioni di Elija Wood e John Hurt. La storia è, appunto, tradizionale. C'è un omicidio, al quale ne segue a breve un altro, e poi un altro ancora. La polizia indaga, supportata da un noto professore universitario, e da un suo giovane studente. L'investigatore e i protagonisti cercheranno di risolvere la serie di omicidi attraverso la logica, ma il finale dimostrerà che la logica alle volte non basta e che, come spesso accade, alle volte basta il battito d'ali di una farfalla per scatenare un uragano dall'altra parte del mondo. Alex de la Iglesia oltre a essere un regista appassionato ed esperto del genere giallo, è anche laureato in filosofia, e Oxford Murders si rivela una fortunata e valida sintesi di queste due passioni. Forse non è facilissimo da seguire per via delle numerose divagazioni (e sfide) logico-matematiche. Ma è un film non banale, e soprattutto un giallo che funziona, stimolando continuamente la mente dello spettatore.

Ma veniamo al secondo film. Il bellissimo, tenerissimo e furbissimo Juno, vincitore del titolo di miglior film a Roma, lo scorso autunno. Juno è un film che segue un po' la scia del successo di Little Miss Sunshine, un film piccolino e "indipendente" che però sa toccare le corde giuste per guadagnarsi lodi da ogni parte. Per questo dico che è un film furbo. Perché si sceglie per bene un target e poi ci piazza tutti gli elementi giusti, dalla colonna sonora (bellissima) allo stile narrativo asciutto, ai titoli di testa fumettosi e naif. Ma il punto è: chissenefrega. Avevo io le caratteristiche per essere il loro target perfetto? Sì. E allora? Quello che mi interessa è che il film mi è piaciuto. Mi ha fatto ridere, mi ha fatto tenerezza, mi ha fatto versare una lacrimuccia. Mi ha fatto passare un'ora e mezza piacevolissima e mi ha fatto uscire dal cinema con il cuore che ancora mi si stringeva per la tenerezza. Juno è un bel film perché dosa alla perfezione la tenerezza di una ragazzina sedicenne che si trova incinta, e la sua determinazione. Il suo mezzo cinismo da adolescente scafata e la sua dolcissima ingenuità. Una ragazzina che ascolta i Sonic Youth e Iggy Pop, che gira su uno scassato furgoncino blu, e che un giorno si chiede in lacrime se è possibile che due persone si amino per tutta la vita. Eccetera. Juno è un bel film perché c'è una ragazzina incinta ma non c'è moralismo o paternalismo o la solita moraletta trita e ritrita. E' un bel film perché è zeppo di bei sentimenti, ma non ti vengono spiattellati in faccia in modo zuccheroso. Te ne accorgi e basta. E' un bel film perché è un film intelligente. Se potete, andate a vederlo.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 14:05 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni
domenica, 06 aprile 2008

Compilation

Ricordate quando c'erano le cassette e uno si costruiva le proprie compilation di canzoni preferite in modo artigianale? Io facevo così: tenevo accesa la radio del mio stereo per ore, e nella piastra mettevo una cassetta pronta. Appena annunciavano o iniziava una canzone che mi piaceva, facevo partire la registrazione. Per forza di cose mancava sempre qualche pezzo iniziale o finale, per non parlare poi di quando il dee-jay si metteva a fare commenti prima della fine della canzone. Era una faticaccia. E il risultato era sempre ben lontano dalla perfezione. Però aveva anche un suo fascino. C'era tutto un impegno, dietro. E che soddisfazione quando riuscivi a registare finalmente una canzone dopo tanta attesa. Una soddisfazione che adesso nessuno prova più. Sembrano passati anni luce. Adesso ti piace una canzone? Un paio di clic, una manciata di minuti d'attesa, ed eccola lì, bell'e pronta per essere ascoltata sul'i-pod. Una gran comodità, eh. Ma con un po' meno fascino.
Comunque, tutto questo preambolo per dire che sul sito Muxtape è possibile ricrearsi la propria compilation su musicassetta. Virtuale, ovviamente. Basta caricarci sopra gli mp3 preferiti. Ma attenzione, se ne devono scegliere al massimo 12. Non è mica facile. Con quali criterio li scegli? Io ci ho pensato su un po', e poi ho optato per 12 canzoni che hanno significato qualcosa. Che quando le ascolto mi evocano ricordi.
Questa è la mia cassetta. E se la volete ascoltare basta che ci cliccate sopra.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 21:35 | link | commenti
categorie: musica, autoreferenzialitÃ