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I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it.
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Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso.
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-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras

Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
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Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes).
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domenica, 24 febbraio 2008

THERE WILL BE BLOOD

Il petroliere
di Paul Thomas Anderson
con Daniel Day Lewis, Paul Dano.


Stasera ci sarà la consegna degli Oscar. Ora, al di là di quante statuette vincerà (se ne vincerà), per quanto mi riguarda There will be blood è il film dell'anno. L'atteso ritorno di Paul Thomas Anderson (senza dubbio il giovane regista più promettente in assoluto) è un film complesso e meraviglioso. Il (pessimo) titolo italiano ci suggerisce che stiamo per vedere il racconto di un'epopea americana. La storia di Daniel Plainview, un cercatore d'oro divenuto ben presto uno dei principali cercatori e sfruttatori di petrolio. La traettoria di un tipico self-made man. Il titolo inglese, invece, dice molto di più. Tanto all'inizio quanto alla fine del film, ci ricorda che la straordinaria ascesa di Plainview come di tanti altri nella storia americana ha avuto un prezzo molto alto, e lo sventramento del suolo americano (ma non solo) a caccia del petrolio continuerà a costare moltissimo in termini di sangue. La storia è questa. Daniel Day Lewis (in odore da Oscar, spero) interpreta in modo straordinario l'arido e ambizioso Daniel Plainview. Un uomo che odia avere rivali, che non si fida di nessuno, accecato dalla superbia e dal desiderio di sempre maggiore potere. Se all'inizio Plainview poteva mostrare degli sprazzi di umanità, nel corso del film si chiuderà sempre più in se stesso, rinnegando tutto fino al fantastico quanto duro climax finale.
Parlare di questo film, soprattutto dopo una sola visione, non è facile. Ci sarebbero troppe cose su cui riflettere, troppe tematiche da approfondire, come il rapporto tutto americano tra il capitalismo laico (rappresentato da Plainview) e la coscienza puritana (Eli Sunday, un ottimo Paul Dano), due tendenze contrastanti che hanno però in comune il desiderio di potere.
Senza addentrarci in queste analisi (per le quali non mi sento comunque all'altezza), basti dire che There will be blood è un film grandioso, nel quale PT Anderson utilizza forme espressive del passato e le rielabora a creare due e ore e mezza intrise di forza espressiva, che coinvolgono tutti i sensi dello spettatore. Ci sono scene che rimarranno nella storia, come i venti minuti iniziali, o, soprattutto, come la già celebre scena del pozzo in fiamme, assolutamente da antologia.
E' un film portentoso, fatto di fango, petrolio e sangue. Un film viscerale, sostenuto da una colonna sonora mirabolante. PT Anderson è un regista forse un po' arrogante, ma coraggioso e, soprattutto, geniale. Bentornato.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 14:14 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni
sabato, 16 febbraio 2008

Brividi

Lo scafandro e la farfalla
di Julian Schnabel


A dare un'occhiata al mio blog negli ultimi tempi sembra che io non faccia nient'altro che andare al cinema. Il che, tutto sommato, non si discosta poi molto dalla realtà. In ogni caso, aspettavo con trepidazione l'uscita, ieri sera, del nuovo film di PT Anderson, Il Petroliere (orrenda traduzione dell'originale There will be blood). Dopo aver scoperto con estremo disappunto che nessun cinema di Bergamo e dintorni l'avrebbe proiettato (chissà poi perchè), ho deciso di "ripiegare" su Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel, di cui avevo sentito parlare benissimo (per esempio in questo articolo di Daria Bignardi su Vanity Fair, che vi consiglio vivamente di leggere). Ed è stato un gran bel ripiegare. Il film in sè è decisamente forte. Racconta la storia di Jean-Dominique Bauby, redattore capo di Elle a Parigi, un uomo poco più che quarantenne che conduce una vita ricca e movimentata. Un giorno, in macchina con il figlio, si sente male. Si risveglia in un ospedale, dove scopre che ha avuto un ictus e che tutto il suo corpo è paralizzato. Escluso l'occhio sinistro. Jean-Do riesce a vedere e a sentire, ma non può fare nient'altro. Il film è costruito tutto sul suo punto di vista. Già dalle primissime scene, lo spettatore è Jean-Do, vede la stanza d'ospedale e i volti distorti dei medici attraverso il suo occhio, scopre con lui di non potersi muovere e nemmeno parlare, riceve con lui le visite di parenti e amici, si commuove con lui alla telefonata del padre e alla visita dei suoi figli. Alla traumatica esperienza in ospedale si affiancano alcuni flashbacks sulla sua vita prima dell'incidente, e a partire da un certo punto anche le sue fantasticherie, perchè Jean-Do, dopo lo sconforto iniziale, si era reso conto che oltre al suo occhio anche la sua immaginazione e la sua memoria non erano paralizzate, e attraverso di loro aveva l'opportunità di abbandonare lo scafandro della sua malattia per volare libero come una farfalla. 
Quella di Jean-Do è una storia vera, dettata dallo stesso Bauby attraverso un complesso sistema di comunicazione non verbale e diventata poi un libro di successo.  Oltre a questo, va aggiunto che sul piano cinematografico il film è di una bellezza sconvolgente. Schnabel è un artista a tutto tondo, e si vede. La fotografia è a tratti suggestiva, a tratti commovente, a tratti evocativa in modo quasi surrealista. Da brividi la sequenza di Lourdes, ma anche, in modo diverso, quella in cui il giorno prima dell'incidente Jean-Do fa la barba all'anziano padre, o quella, struggente, in cui il figlio gli asciuga la bava che gli scende dalla bocca. O ancora quella, terribile, in cui a Jean-Do viene cucito l'occhio destro, irrimediabilmente danneggiato. E che noi, ovviamente, vediamo come se fossimo lui. C'è poco da dire, un film meraviglioso, sia per la trama che per la sua realizzazione. Un film che parla di una malattia terribile, senza cadere nel pietismo. Un film sensibile e poetico. Da vedere, assolutamente.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:18 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni
domenica, 10 febbraio 2008

Caos calmo

Caos calmo
di Antonello Grimaldi


Risulta difficile parlare di Caos calmo film senza parlare anche dal romanzo da cui è tratto. Tra i due c'è un rapporto strettissimo, e la fedeltà del primo rispetto al secondo si traduce nella rappresentazione sul grande schermo di quelli che nel libro erano soprattutto pensieri, riflessioni, osservazioni, emozioni (o assenza di emozioni). E si tratta di una rappresentazione ben riuscita, con una regia intelligente che riassume molto attraverso pochi, ma significativi, tratti. La tematica principale è quella dell'elaborazione di un lutto improvviso e difficile (tematica alla quale Moretti non è nuovo, ma per favore non tiriamo fuori paragoni forzati con La stanza del figlio), ma accanto a questa se ne accennano molte altre, rappresentate dalla girandola di personaggi che vanno a trovare Pietro nel tentativo di consolarlo e di spingerlo a reagire, e che inevitabilmente finiscono per sostenere la sua scelta bizzarra e per sfogarsi con lui dei loro tormenti, che sono poi i tormenti attualissimi della nostra vita quotidiana. Se inizialmente avevo qualche riserva sulla scelta del protagonista, devo ora dare atto che, seppure è vero che Moretti interpreta sempre se stesso (e qui non fa eccezione), paradossalmente è proprio questa caratteristica a renderlo credibile e, forse, l'unica scelta possibile.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 11:56 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni
venerdì, 08 febbraio 2008

Evviva!

Ho appena appena scoperto che tra un annetto circa dovrebbe uscire il nuovo romanzo di Jonathan Safran Foer... Che, come è ormai ben noto a tutti, io adoro. Extremely Loud and Incredibly Close è ancora in testa alla classifica dei miei libri preferiti (tallonato dalla Versione di Barney). Non vedo l'ora di avere tra le mani il nuovo (che ovviamente prenoterò con larghissimo anticipo su amazon, come ogni buon geek che si rispetti).
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 14:38 | link | commenti
categorie: persone, parole di carta, announcements
giovedì, 07 febbraio 2008

Il vento fa il suo giro

Il vento fa il suo giro
di Giorgio Diritti


L'altra sera ho visto questo piccolo film, ovviamente snobbato dal grande circuito della distribuzione, che si è rivelato una perla di speranza per il cinema italiano. E' significativo che in Italia sia passato per lo più inosservato, mentre ha raccolto consensi e plausi all'estero. Ha vinto tra l'altro il primo premio al Bergamo Film Meeting ed è stato proclamato miglior film al primo Lisbon Village Film Festival.
E' un piccolo film, dicevo, ma se vi capita di passare da Milano e non sapete che fare una sera, andate al cinema Mexico (che lo ha in programmazione da quando è uscito, cioè dalla bellezza di nove mesi) e guardatevelo. Non lasciatevi intimorire dal fatto che parla di un pastore di capre francese in uno sperduto paese del piemontese. E nemmeno dal fatto che il film è parlato in tre lingue: italiano, francese e occitano (con sottotitoli). Vedrete un film che vi ricorderà Olmi (Diritti ne è stato allievo). Ma soprattutto scoprirete un film che, accompagnato da una colonna sonora da togliere il fiato, affronta i temi della tolleranza, della diversità, della tradizione, del senso di comunità, e lo fa in modo lirico e delicato, sottile e chiarissimo. Da vedere.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 11:46 | link | commenti
categorie: grande schermo e dintorni
sabato, 02 febbraio 2008

Cassandra's Dream

Il nuovo film di Woody Allen (che io continuo a preferire nel suo titolo originale), è perfettamente in linea con i suoi ultimi lavori, da Match Point in avanti, e naturalmente lontanissimo dal primo Allen. E' diventato (per forza di cose) più commerciale, tanto dal punto di vista della scelta del cast quanto nelle tematiche. E tuttavia non ha perso alcune delle sue componenti essenziali, che costuiscono le peculiarità distintive della sua cinematografia: la scrittura di una sceneggiatura praticamente perfetta, la scelta di direttori della fotografia in grado di fare lavori esemplari, e l'indagine su tutte le questioni relative alla vita umana.
Come in Match Point, anche qui Allen riflette (senza concessioni) sulla natura umana, sulla vertigine del potere a ogni costo, anche al prezzo di superare confini dai quali non è più possibile tornare indietro. Un altro film in chiave dostoevskiana quindi, ma a modo suo ancora
più negativo nelle conclusioni rispetto a Match Point. Che io ho comunque preferito, perché questo Sogni e delitti manca soprattutto della forza di trascinare lo spettatore nella carambola delle passioni che portano al delitto e che lo seguono. E questo nonostante le ottime interpretazioni di Ewan McGregor e Colin Farrell.
E' un Allen cupo, nero, questo di Sogni e delitti, che senz'altro deluderà i fan più affezionati alla sua ironia e alla sue battute surreali (che mancano ormai da parecchio tempo). Ma a me quest'Allen in versione delitto con castigo non è dispiaciuto affatto.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 16:37 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni