
I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it.
Jonathan Safran Foer, Extremely Loud & Incredibly Close
Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso.
- Se puede intentar.
- Seria meterse en un laberinto.
-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras
Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
Alessandro Baricco, Castelli di rabbia
Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes).
Walt Whitman, Foglie d'erba
Sono entrate nel labirinto *loading* persone
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American GangsterAmerican Gangster è quello che ti aspetti: un lungo gangster movie all’americana, che si richiama a una lunga e affermata tradizione di genere, e lo fa in modo formalmente vicino alla perfezione.
Scott mette in scena, attraverso una fotografia incisiva, la storia vera (ma romanzata) di Frank Lucas (interpretato da uno straordinario Denzel Washington), primo (e unico) boss di colore in grado da solo di sbaragliare la concorrenza dei boss della malavita italiana nel traffico di eroina. Grazie alle sue innegabili doti imprenditoriali, Lucas aveva sfruttato a suo favore la guerra in Vietnam e la confusione che ne derivava, importando direttamente eroina purissima dal sudest asiatico, che poi spacciava con l’aiuto di fratelli e cugini, potendo permettersi di vendere a metà prezzo un prodotto di gran lunga superiore a quello della concorrenza. Questo naturalmente gli aveva fatto guadagnare una serie di nemici, dai boss rivali ai poliziotti della squadra speciale di New York, che avevano la loro parte di guadagno nella connivenza con la malavita italiana. Lucas era però passato inosservato a lungo, grazie al suo comportamento da gentiluomo e alla dedizione per la famiglia.
L’altro polo del film ruota attorno a Richie Roberts (un Russell Crowe leggermente sotto tono), detective ebreo famoso per avere trovato nel baule di una macchina un milione di dollari in banconote non contrassegnate, e averle consegnate ai suoi superiori. Roberts sta divorziando dalla moglie, è incapace di fare il padre e vive solo per il suo lavoro. I due personaggi sono evidentemente complementari, e attraverso le loro vicende il film mette in scena il confronto tra due outsiders della società americana, che sviluppano ciascuno una propria personale ribellione, riflettendo e facendo riflettere sulla moralità e sull’etica in un contesto dove la linea di demarcazione tra buoni e cattivi è tutto fuorché netta. Ne risulta un film di genere molto ben costruito, decisamente mainstream nella visione un po' paternalista, ma che riesce ad appassionare lo spettatore senza bisogno di scene ad alto tasso di effetti speciali.
Ieri a San Francisco Steve Jobs ha tenuto il suo annuale Keynote (che potete rivedere a cliccando qui), durante il quale ha presentato il nuovo MacBook Air. Il portatile di nuova generazione, pensato per essere quasi completamente wireless, è il computer più sottile al mondo. Solo 2 cm di spessore massimo. E questo ovviamente non va a discapito delle qualità e delle dotazioni. Insomma, portabilità massima in un design rivoluzionario, con la consueta attenzione di Apple a ogni dettaglio. Se volete conoscere i particolari di questo gioiellino cliccate qui. Naturalmente non appena l'ho visto, ieri sera, sono andata in fibrillazione e ho cominciato a ripetere "lo voglio lo voglio lo voglio". Al momento però il costo di questa meraviglia è di 1.699 Euro nella sua versione base, perciò mi sa tanto che dovrò pazientare, e parecchio, prima di potermelo permettere. Pazienza, lo metterò nella mia già lunga lista dei desideri marchiati con la mela.
Bianco e neroRoma, oggi. Elena (Ambra Angiolini) lavora come mediatrice culturale e si dedica con grande attenzione e convinzione alla raccolta di fondi per l’Africa. Il marito Carlo (Fabio Volo) ha invece un negozio di informatica, e non condivide l’entusiasmo della moglie. Una sera, trascinato con la forza a una conferenza sui bambini del Burundi, Carlo incontra Nadine (Aïssa Maïga), affascinante moglie del collega senegalese di Elena, Bertrand (Eriq Ebouaney). Nel giro di poco tempo, tra i due esploderà una passione che sconvolgerà le loro vite, e quelle dei loro famigliari.
La Comencini sceglie, con merito, di affrontare la tematica sempre attuale del razzismo attraverso il tono leggero della commedia. È da ipocriti affermare che sia una scelta anacronistica, di un problema che non esiste quasi più, soprattutto in metropoli multietniche come Roma. La Comencini ci mostra personaggi reali: all’apparenza aperti e tolleranti, che però alla prova dei fatti rivelano un razzismo latente e radicato. Bianchi e neri convivono sì gomito a gomito, ma stando attenti a non mischiarsi gli uni con gli altri.
Il problema di questo film non è la scelta dell’argomento, quindi. Il problema, casomai, sta nel modo di trattarlo: i moltissimi clichè servono forse a ironizzare su quelli che sono i pregiudizi presenti nella vita di tutti i giorni, ma dopo una prima parte dove riescono a divertire, diventano via via ripetitivi e forzati. Anche il finale, che vorrebbe forse aprire uno spiraglio di ottimismo nel cinismo imperante nella maggior parte dei personaggi, non ha la forza narrativa necessaria a poterlo definire realmente coraggioso. Il film si riduce quindi a una commedia senza guizzi e senza particolari qualità, con un cast che convince solo in parte. Buone le interpretazioni di Volo, Branciaroli e Maïga (la più convincente), meno quella di Ambra, spesso fuori luogo, eccessivamente teatrale e forzata durante la scenata al marito Carlo. Altra nota dolente sono i dialoghi, poco naturali, piatti, spesso banali. Non è un brutto film, per carità. S'è visto di molto peggio. Ma non è certo quel film coraggioso che avrebbe voluto essere.


Come ben sanno tutti coloro ai quali è capitato in sorte di trovarsi con me in una qualsiasi città straniera, io sono assolutamente e irrimediabilmente Starbucks-addicted. Caschi il mondo, io devo dedicare una mezz’ora al piacere di un frappuccino accompagnato da una fetta di cheesecake o magari da uno di quei meravigliosi cookies giganti con un etto di burro a centimetro quadrato in ogni Starbucks che incontro sulla mia strada. È l’atmosfera. No, per me non c’è paragone, continuerò a cercare il mio Starbucks, anche tra mille McCafé. E non sarò l'unica, se c'è chi ci scrive addirittura un blog.
Ma dovrò purtroppo rassegnarmi a non vederlo sbarcare in Italia, almeno per un altro po'...
Ps: Ho parlato di Starbucks anche qui.
L'amore ai tempi del coleraDicono che da quando il Premio Nobel Gabriel García Márquez ha pubblicato nel 1988 L’amore ai tempi del colera, abbia a più riprese rifiutato proposte di trasposizioni cinematografiche. Fino a quando, pare, il produttore Scott Steindorff l’ha convinto paragonando se stesso a Florentino Ariza, uno dei protagonisti del libro.
Alla luce del risultato, i timori di Gabo sono assolutamente comprensibili. L’amore ai tempi del colera non è un brutto film, ma fallisce miseramente nel tentativo di ricreare il tono epico ma a tratti dissacratore del libro. Bei costumi, belle scene, begli attori, ma il risultato è un affresco lungo e piatto, che non appassiona e non emoziona. Come il libro, anche il film ripercorre cinquant’anni di storia a cavallo tra il XIX e il XX secolo, seguendo però per sommi capi solo gli eventi principali delle vite dei protagonisti, senza un minimo approfondimento storico sulle immagini che vediamo: perchè a un certo punto c’è la guerra? Nessuno ce lo spiega.
Anche i personaggi rimangono, purtroppo, a un livello superficiale. Non si indaga il carattere spigoloso di Fermina (ben interpretata da Giovanna Mezzogiorno) e l’ottima interpretazione di un camaleontico Javier Bardem purtroppo non evita che il personaggio di Florentino venga spesso coperto di ridicolo. Quanto al dottor Urbino (interpretato da Benjamin Bratt), manca completamente dello spessore che aveva nel libro, diventando qui poco più che un manichino elegante.
In conclusione, un film che avrebbe spunti e potenzialità, ma che non riesce purtroppo a portare sullo schermo la magia e l’emozione evocate dal libro.