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Le mie tumblrerate

Le Frasi

I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it.
Jonathan Safran Foer, Extremely Loud & Incredibly Close

Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso.
- Se puede intentar.
- Seria meterse en un laberinto.
-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras

Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
Alessandro Baricco, Castelli di rabbia

Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes).
Walt Whitman, Foglie d'erba

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venerdì, 25 gennaio 2008

Essere consapevoli

Vi segnalo l'editoriale di Ezio Mauro pubblicato oggi su Repubblica, che riassume quello che è anche il mio pensiero e, credo, di molte altre persone. E aggiungo solo che mi stupisco che ci sia gente in giro che non si sente coinvolta in questa cosa. Si può non avere particolare passione politica, ma non si può dire "a me non interessa". In quanto cittadini italiani una crisi di governo di questa portata interessa tutti, interessa il nostro futuro come paese e come, appunto, cittadini. Si possono ovviamente avere idee diverse, essere felici della caduta del governo oppure esserne rammaricati. Ma l'indifferenza, è la cosa che mi mette maggiore tristezza.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 09:18 | link | commenti
categorie: attualitĂ 
giovedì, 24 gennaio 2008

Solomon Gursky è stato qui

Ce n'ho messo di tempo, ma dopo quasi un mese, finalmente l'ho finito. E ne valeva la pena.
Va detto subito che Solomon Gursky è stato qui (pubblicato per la prima volta nel 1989) non è La versione di Barney (del quale è precedente). Per prima cosa è più complesso, più ostico (e non è che Barney fosse proprio acqua di rose). Nel corso delle 600 pagine si affollano centinaia di personaggi, e la narrazione non segue un ordine cronologico, ma procede a spezzoni, tra le svariate ricostruzioni dell'epopea della famiglia Gursky, da nonno Ephraim ai fratelli Bernard, Solomon e Morrie, che negli anni del proibizionismo hanno messo insieme un impero faraonico con metodi non proprio ortodossi. A tenere insieme la narrazione è l'ossessione di Moses Berger, figlio di un poeta canadese che si era messo al servizio di Bernard Gursky, per Solomon, morto anni prima in circostanze mai chiarite.
Il racconto tocca svariate epoche e quasi ogni angolo del globo: dall'Inghilterra vittoriana, alla spedizione di Franklin alla ricerca del passaggio a nordovest, al Canada degli anni del proibizionismo, alla New York degli anni Settanta, e persino al Kenia.
I protagonisti, Moses da una parte e Solomon dall'altra, non hanno la potenza di Barney, ma sono comunque personaggi profondamente richleriani, così come richleriana è l'ironia sferzante, e la presenza di parole yiddish, di tradizioni ebraiche, di sigari, tanto alcol e forti passioni. E l'assenza assoluta di buonismo.
Il problema maggiore è quello di superare lo scoglio, francamente impegnativo, della prima parte. Disorientante. Poi pagina dopo pagina si entra nella storia, fino all'ultima parte, quando la narrazione si fa più coerente e immediatamente tutto acquista un senso. Non si può fare a meno di stupirsi per l'arguzia di Richler, per il modo magistrale in cui ha orchestrato tutto il romanzo per portarti proprio lì, a renderti conto che, allora...
Siccome non voglio rovinare la sorpresa ai temerari che decideranno di affrontarne la lettura, mi fermo qui. Però vi lascio con una citazione a caso, tanto per darvi un'idea.
 

"In giro circolano troppe bugie su Bernard Gursky, bisognerebbe assumere qualcuno. Qualcuno che ascolti la verità da me e scriva la mia autobiografia". "Stavo pensando la stessa cosa, Mr Bernard".
"Per un lavoro così non voglio un canadese. Voglio il meglio. Al diavolo le spese". "Potrei consultare Becky e buttar giù una lista di nomi".
"Churchill. Chi ha scritto la sua roba?". "Se l'è scritta da solo, Mr Bernard". "Ah sì?". Mr Bernard tamburellò con le dita tozze sulla scrivania. "Forse sì e forse no. E quel tizio, Hemingway, quanto può guadagnare?". "E' morto".
"Certo che è morto. Credi che non lo sappia? Mi stai dando sui nervi, Harvey. Non hai niente da fare? Non potresti tornare a lavorare?".
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 21:13 | link | commenti (2)
categorie: recensioni, parole di carta
martedì, 22 gennaio 2008

La Repubblica delle Banane

Abbiate pazienza, apro una breve parentesi-sfogo e poi la smetto. No, è che devo essere proprio ingenua. Insomma, mi meraviglio ancora quando un ministro (della Giustizia, eh) viene indagato insieme a tre quarti del suo partito, sua moglie viene messa agli arresti domiciliari e a lui viene in mente di far cadere il governo perché non ha ottenuto il massimo sostegno da tutti gli esponenti.
Ma dove cavolo siamo? Ora, io non sto mica a chiedermi se sia colpevole o meno. Presunta innocenza fino a dimostrazione del contrario. Ma è il principio...
Com'è possibile che i signori politici italiani appena vengono sospettati di qualcosa (e che non siano proprio degli esempi di virtù lo sappiamo tutti, dai) urlano subito al complotto? E oltretutto si mettono a fare ricatti?
E quei campioni della Cdl prima fanno polemiche su polemiche, mettono in discussione tutto, annunciano separazioni clamorose e appena fiutano aria di elezioni si prodigano nel dichiarare che si presenteranno uniti, con il solito Berlusca candidato premier. Evviva il cambiamento.
Sono queste le persone che ci governano? E poi si chiedono perché la gente non ne può più?
Per non parlare poi della Chiesa che non perde occasione per lanciarsi in sproloqui e commenti non richiesti, attaccandosi a qualsiasi cosa pur di gettare benzina sul fuoco della polemica. Qualcuno potrebbe far sapere a questi signori che se la fiducia nella Chiesa da parte degli italiani è scesa sotto il 50% un motivo ci sarà?
Qualcuno può ricordargli anche che l'Italia è un paese laico e che non spetta a loro decidere o meno sulle riforme da farsi o non farsi?
E' troppo sperare in una classe politica degna di questo nome?
Basta, fine dello sfogo. Passo e chiudo.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 10:44 | link | commenti
categorie: attualitĂ 
domenica, 20 gennaio 2008

American Gangster

American Gangster
di Ridley Scott
con Denzel Washington; Russell Crowe

American Gangster è quello che ti aspetti: un lungo gangster movie all’americana, che si richiama a una lunga e affermata tradizione di genere, e lo fa in modo formalmente vicino alla perfezione.
Scott mette in scena, attraverso una fotografia incisiva, la storia vera (ma romanzata) di Frank Lucas (interpretato da uno straordinario Denzel Washington), primo (e unico) boss di colore in grado da solo di sbaragliare la concorrenza dei boss della malavita italiana nel traffico di eroina. Grazie alle sue innegabili doti imprenditoriali, Lucas aveva sfruttato a suo favore la guerra in Vietnam e la confusione che ne derivava, importando direttamente eroina purissima dal sudest asiatico, che poi spacciava con l’aiuto di fratelli e cugini, potendo permettersi di vendere a metà prezzo un prodotto di gran lunga superiore a quello della concorrenza. Questo naturalmente gli aveva fatto guadagnare una serie di nemici, dai boss rivali ai poliziotti della squadra speciale di New York, che avevano la loro parte di guadagno nella connivenza con la malavita italiana. Lucas era però passato inosservato a lungo, grazie al suo comportamento da gentiluomo e alla dedizione per la famiglia.
L’altro polo del film ruota attorno a Richie Roberts (un Russell Crowe leggermente sotto tono), detective ebreo famoso per avere trovato nel baule di una macchina un milione di dollari in banconote non contrassegnate, e averle consegnate ai suoi superiori. Roberts sta divorziando dalla moglie, è incapace di fare il padre e vive solo per il suo lavoro. I due personaggi sono evidentemente complementari, e attraverso le loro vicende il film mette in scena il confronto tra due outsiders della società americana, che sviluppano ciascuno una propria personale ribellione, riflettendo e facendo riflettere sulla moralità e sull’etica in un contesto dove la linea di demarcazione tra buoni e cattivi è tutto fuorché netta. Ne risulta un film di genere molto ben costruito, decisamente mainstream nella visione un po' paternalista, ma che riesce ad appassionare lo spettatore senza bisogno di scene ad alto tasso di effetti speciali.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 14:45 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni
mercoledì, 16 gennaio 2008

Oggetti di desiderio

Ieri a San Francisco Steve Jobs ha tenuto il suo annuale Keynote (che potete rivedere a cliccando qui), durante il quale ha presentato il nuovo MacBook Air. Il portatile di nuova generazione, pensato per essere quasi completamente wireless, è il computer più sottile al mondo. Solo 2 cm di spessore massimo. E questo ovviamente non va a discapito delle qualità e delle dotazioni. Insomma, portabilità massima in un design rivoluzionario, con la consueta attenzione di Apple a ogni dettaglio. Se volete conoscere i particolari di questo gioiellino cliccate qui. Naturalmente non appena l'ho visto, ieri sera, sono andata in fibrillazione e ho cominciato a ripetere "lo voglio lo voglio lo voglio". Al momento però il costo di questa meraviglia è di 1.699 Euro nella sua versione base, perciò mi sa tanto che dovrò pazientare, e parecchio, prima di potermelo permettere. Pazienza, lo metterò nella mia già lunga lista dei desideri marchiati con la mela.
Ps: qui potete vedere la pubblicità del MacBookAir.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 09:18 | link | commenti
categorie: segnalazione, mac
domenica, 13 gennaio 2008

Bianco e nero incolore

Bianco e nero
di Cristina Comencini
con Ambra Angiolini, Fabio Volo, Aissa Maiga, Eriq Ebouaney 

Roma, oggi. Elena (Ambra Angiolini) lavora come mediatrice culturale e si dedica con grande attenzione e convinzione alla raccolta di fondi per l’Africa. Il marito Carlo (Fabio Volo) ha invece un negozio di informatica, e non condivide l’entusiasmo della moglie. Una sera, trascinato con la forza a una conferenza sui bambini del Burundi, Carlo incontra Nadine (Aïssa Maïga), affascinante moglie del collega senegalese di Elena, Bertrand (Eriq Ebouaney). Nel giro di poco tempo, tra i due esploderà una passione che sconvolgerà le loro vite, e quelle dei loro famigliari.
La Comencini sceglie, con merito, di affrontare la tematica sempre attuale del razzismo attraverso il tono leggero della commedia. È da ipocriti affermare che sia una scelta anacronistica, di un problema che non esiste quasi più, soprattutto in metropoli multietniche come Roma. La Comencini ci mostra personaggi reali: all’apparenza aperti e tolleranti, che però alla prova dei fatti rivelano un razzismo latente e radicato. Bianchi e neri convivono sì gomito a gomito, ma stando attenti a non mischiarsi gli uni con gli altri.
Il problema di questo film non è la scelta dell’argomento, quindi. Il problema, casomai, sta nel modo di trattarlo: i moltissimi clichè servono forse a ironizzare su quelli che sono i pregiudizi presenti nella vita di tutti i giorni, ma dopo una prima parte dove riescono a divertire, diventano via via ripetitivi e forzati. Anche il finale, che vorrebbe forse aprire uno spiraglio di ottimismo nel cinismo imperante nella maggior parte dei personaggi, non ha la forza narrativa necessaria a poterlo definire realmente coraggioso. Il film si riduce quindi a una commedia senza guizzi e senza particolari qualità, con un cast che convince solo in parte. Buone le interpretazioni di Volo, Branciaroli e Maïga (la più convincente), meno quella di Ambra, spesso fuori luogo, eccessivamente teatrale e forzata durante la scenata al marito Carlo. Altra nota dolente sono i dialoghi, poco naturali, piatti, spesso banali. Non è un brutto film, per carità. S'è visto di molto peggio. Ma non è certo quel film coraggioso che avrebbe voluto essere.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 11:48 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni
martedì, 08 gennaio 2008

Frappuccino?












McDonald's sfida Starbucks

E così, quelli di McDonald’s hanno deciso di aprire pure l’angolo del caffè (che si chiamerà con una certa fantasia McCafé), andando a fare concorrenza diretta a Starbucks.
Come ben sanno tutti coloro ai quali è capitato in sorte di trovarsi con me in una qualsiasi città straniera, io sono assolutamente e irrimediabilmente Starbucks-addicted. Caschi il mondo, io devo dedicare una mezz’ora al piacere di un frappuccino accompagnato da una fetta di cheesecake o magari da uno di quei meravigliosi cookies giganti con un etto di burro a centimetro quadrato in ogni Starbucks che incontro sulla mia strada. È l’atmosfera. No, per me non c’è paragone, continuerò a cercare il mio Starbucks, anche tra mille McCafé. E non sarò l'unica, se c'è chi ci scrive addirittura un blog.
Ma dovrò purtroppo rassegnarmi a non vederlo sbarcare in Italia, almeno per un altro po'...
Ps: Ho parlato di Starbucks anche qui.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 22:59 | link | commenti
categorie: attualitĂ , starbucks
venerdì, 04 gennaio 2008

Un film privo di emozioni

L'amore ai tempi del colera
di Mike Newell
con Javier Bardem, Giovanna Mezzogiorno, Benjamin Bratt

Dicono che da quando il Premio Nobel Gabriel García Márquez ha pubblicato nel 1988 L’amore ai tempi del colera, abbia a più riprese rifiutato proposte di trasposizioni cinematografiche. Fino a quando, pare, il produttore Scott Steindorff l’ha convinto paragonando se stesso a Florentino Ariza, uno dei protagonisti del libro.
Alla luce del risultato, i timori di Gabo sono assolutamente comprensibili. L’amore ai tempi del colera non è un brutto film, ma fallisce miseramente nel tentativo di ricreare il tono epico ma a tratti dissacratore del libro. Bei costumi, belle scene, begli attori, ma il risultato è un affresco lungo e piatto, che non appassiona e non emoziona. Come il libro, anche il film ripercorre cinquant’anni di storia a cavallo tra il XIX e il XX secolo, seguendo però per sommi capi solo gli eventi principali delle vite dei protagonisti, senza un minimo approfondimento storico sulle immagini che vediamo: perchè a un certo punto c’è la guerra? Nessuno ce lo spiega.
Anche i personaggi rimangono, purtroppo, a un livello superficiale. Non si indaga il carattere spigoloso di Fermina (ben interpretata da Giovanna Mezzogiorno) e l’ottima interpretazione di un camaleontico Javier Bardem purtroppo non evita che il personaggio di Florentino venga spesso coperto di ridicolo. Quanto al dottor Urbino (interpretato da Benjamin Bratt), manca completamente dello spessore che aveva nel libro, diventando qui poco più che un manichino elegante.
In conclusione, un film che avrebbe spunti e potenzialità, ma che non riesce purtroppo a portare sullo schermo la magia e l’emozione evocate dal libro.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 14:11 | link | commenti
categorie: recensioni, grande schermo e dintorni
mercoledì, 02 gennaio 2008

Statistiche

Grazie a quel simpatico strumento del web 2.0 che è anobii, scopro nella sezione statische della mia libreria che nel corso del 2007 ho letto 38 libri, per un totale di 10.299 pagine (accidenti, una pagina in più e facevo numero tondo). Esclusi, naturalmente, i libri letti per lavoro (e potrei anche contarli, ma me e ve lo risparmio). Se consideriamo (dati Istat) che il 37% circa della popolazione italiana dai 6 anni in su non legge nemmeno un libro all'anno, e che del restante 60% solo l'11,6% legge più di dodici libri all'anno e un misero 2,8% legge più di trenta libri all'anno, devo dedurne che faccio parte dello sparuto gruppo di persone che permette di stare in piedi al mondo dell'editoria, lo stesso che mi dà un (misero) stipendio. Uhm.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 11:44 | link | commenti
categorie: parole di carta, autoreferenzialitĂ