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Le mie tumblrerate

Le Frasi

I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it.
Jonathan Safran Foer, Extremely Loud & Incredibly Close

Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso.
- Se puede intentar.
- Seria meterse en un laberinto.
-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras

Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
Alessandro Baricco, Castelli di rabbia

Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes).
Walt Whitman, Foglie d'erba

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venerdì, 30 novembre 2007

Scoperte

Dunque, sfogliando un paio di riviste prima di cena (grazie allo sciopero dei mezzi sono scappata dal lavoro con un'ora e un quarto d'anticipo rispetto al mio orario canonico, riuscendo ad arrivare a casa a un orario umanamente accettabile) ho scoperto le seguenti cose:
1. Il sabato e la domenica mattina alle 8.40 trasmettono Siamo fatti così-esplorando il corpo umano. Ma chi non si ricorda virus, anticorpi e globuli rossi con le bolle di ossigeno in stile canguri? Se non fosse che mettere la sveglia a quell'ora mi sembra un insulto... vorrà dire che mi munirò di pratiche (sebbene obsolete) vhs!
2. A partire dal 6 dicembre italia 1 trasmette anche, alle 18, Occhi di gatto. Uno dei miti della mia infanzia insieme a Pollon e a Holly e Benji. Anche qui, andrò di vhs.
Ma che si siano accorti che i vecchi cartoni animati sì che erano belli???
Per inciso, andate su YouTube e cercatevi le sigle per una sana dose di nostalgia...
3. Questa sera esce la nuova versione 3D di Nightmare before Christmas. La danno in non più di mezza dozzina di sale in tutt'Italia. La più vicina a me è Melzo. Io DEVO andarci.
Detto questo, buon venerdì sera a tutti.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 20:56 | link | commenti
categorie: segnalazione, cartoons
martedì, 27 novembre 2007

Gli arbitri invisibili della letteratura

Vi segnalo questo articolo uscito la scorsa settimana sul Guardian (dal quale ho copiato il titolo di questo post). Esther Allen, tra le altre cose, scrive reader's report, ovvero schede di lettura. Lei è americana, e valuta per varie case editrici testi francesi e spagnoli. Compito arduo sul quale ci sarebbe qualche considerazione da spendere.
In ogni caso, poiché anche io da un po' di tempo a questa parte scrivo schede di lettura, ho letto l'articolo con particolare interesse, trovandomi a condividere su tutti i fronti l'opinione della Allen. In primo luogo, quello delle schede di lettura, pur essendo definito un genere letterario, è subito segnalato come un lavoro frustrante e ingrato. Il perché è presto detto: quello che scrivi lo leggono in pochissimi (se va bene un paio di persone), non paga (figuriamoci!), se parli male di un libro probabilmente non lo pubblicheranno (e se ti capita di snobbare il futuro best seller del decennio peggio per te), ma se ne parli bene le tue lodi saranno probabilmente ignorate in nome di considerazioni molto più importanti. Vale a dire, economiche. E, aggiungo io, perchè ti può capitare di farti "odiare" da una persona che nemmeno conosci perché la tua scheda (ovviamente negativa) è stata usata per dimostrare allo sventurato autore perché il suo testo non è pubblicabile.
E allora perché darsi tanta pena, sottraendo tempo a più amene occupazioni? Anche su questo punto mi trovo d'accordo con la Allen: perché tra tante cose lette c'è sempre l'opportunità che ti capiti per le mani qualcosa di buono che, altrimenti, non avresti mai letto (e già mi è capitato una qualche volta). E poi perché ti permette di avere un minimo il polso di cosa c'è attualmente sul mercato. Ma soprattutto credo, perché dietro c'è tanta passione.
E adesso vi saluto, e vado a scrivere una scheda di lettura.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 21:40 | link | commenti
categorie: segnalazione, parole di carta, autoreferenzialitĂ 
domenica, 25 novembre 2007

La casa dei serpenti

Il nascondiglio
di Pupi Avati


Il nuovo film di Pupi Avati non è esattamente un horror, ma una sorta di psico-thriller ambientato nel midwest americano (per la precisione a Davenport, una tranquilla cittadina dell'Iowa). L'apertura è su una nevosa nottata del dicembre 1957, quando Snakeshall è un gerotrofio gestito da una madre superiora. Con lei ci sono due novizie, Edga e Liuba, e quest'ultima si suppone sia incinta del figlio di una delle due anziane ospiti.
Il film ci porta poi a Davenport oggi, dove una vedova (Laura Morante) esce dopo quindici anni da una clinica psichiatrica. Per ricominciare la sua vita, decide di affittare il piano inferiore di Snakeshall e di aprirci un ristorante italiano. Ben presto però scopre che il luogo è inquietante, e oltretutto infestato da una strana voce notturna. Turbata, la donna si mette in testa di scoprire quali segreti nasconde, pur contro i suggerimenti di tutti i concittadini, che a più riprese le intimano di andarsene. Scoprirà particolari inquetanti e verità nascoste, tanto sul luogo quanto su se stessa.
Il nascondiglio è, come dicevo, più un sapiente mix di thriller, noir e film gotico che un vero e proprio horror. E' un film che si appropria di certi archetipi del genere (il buio, la vecchia casa, il temporale, il telefono che squilla con insistenza), evitando fortunatamente certe escalation splatter che hanno caratterizzato gran parte degli horror degli ultimi tempi. Ne risulta un thriller con stile, misurato, dove la componente d'ansia non arriva ai massimi livelli (come per esempio, almeno per quanto mi riguarda, nel bellissimo The Others dello spagnolo Alejandro Amenabar), ma è ben sostenuta da una colonna sonora perfettamente studiata (mio dio, quei violini!). Il tutto con un'ottima Laura Morante a dare spessore e credibilità al personaggio principale.
In definitiva, si tratta di un buon film, non scontato e con un finale per niente prevedibile. Senz'altro uno dei migliori film italiani che mi è capitato di vedere negli ultimi tempi.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 18:31 | link | commenti
categorie: grande schermo e dintorni

Work in progress

Be' insomma, mi ero stancata del nero. A dire il vero questa nuova versione è molto molto imperfetta. Abbiate pazienza, ma l'ho messa insieme in mezz'ora. Avrei voglia di studiare una nuova intestazione e un formato tutto diverso. Ma a questo punto forse prima mi conviene cambiare piattaforma. Non so, ci penserò un po' su. Intanto tenete presente che questo blog è decisamente in fase di rinnovamento...
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 14:33 | link | commenti
categorie: labirinti mentali, announcements
domenica, 18 novembre 2007

Qualcuno con cui correre

Come al solito. Vorrei scrivere un post molto più lungo ma purtroppo il tempo è quantomai tiranno e me lo impedisce. Uno aspetta sempre il week end proponendosi di fare tantissime cose e si riduce a non fare quasi nulla. E vabbè.
Non avevo mai letto niente di David Grossman, ma state certi che questo non resterà l'unico. E' un bel libro, raccontato seguendo alternativamente i punti di vista dei due protagonisti adolescenti, in un Israele che potrebbe essere qualsiasi altro posto, ma che se fosse stato qualsiasi altro posto sarebbe stato tutto molto meno affascinante.
E' un romanzo sull'adolescenza, sull'amore, sulla droga, sull'arte. Sulla vita.
Favoloso il personaggio di Teodora. Peccato che non venga detto quello che prova mentre cammina e osserva il mondo per la prima volta dopo cinquant'anni. Ma è bello immaginarlo.

Qualcuno con cui correre, David Grossman. Mondadori.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 18:59 | link | commenti
categorie: parole di carta
martedì, 06 novembre 2007

Senza titolo

Di parole se ne spenderanno tante, e per una volta giustamente. Ho appreso poco fa la notizia della morte di Enzo Biagi, un giornalista vero, un uomo colmo di saggezza, di intelligenza e di sana ironia. Un uomo e un professionista come oggi, purtroppo, non se ne vedono più.
Il giornalismo italiano perde una delle sue voci di maggior prestigio, una voce libera da ogni gretto gioco di potere.
Ci mancherà.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 09:42 | link | commenti
categorie: attualitĂ 
giovedì, 01 novembre 2007

Umberto Eco - Riflessioni sulla lettura

"È vero che quando non succede nulla diciamo che il tempo non passa mai, e che quando abbiamo trascorso ore o giorni appassionanti diciamo che il tempo è volato in un momento. Ma questo ci accade solo quando siamo dentro alla noia o all'eccitazione.

Cercate invece adesso di ripensare a una giornata o a una settimana noio­sa che avete trascorso qualche tempo fa. Ne ricorderete pochissimo, e quelle ore o quei giorni tutti uguali formeranno, nella vostra memoria, uno spazio brevissimo. C'è gente che, arrivata alla fine della propria vita, dopo aver fatto ogni giorno le stesse cose, si guarda indietro e non gli pare neppure di essere stata al mondo. Tutto è passato spaventosamente in fretta. Pensate invece a una giornata o a una settimana in cui vi sono accadute moltissime cose, una dietro l'altra, tutte emozionanti (sia che fossero gioie o che fossero fastidi, o dolori): ricorderete ore o giorni pieni, avrete l'im­pressione di avere vissuto moltissimo.

lo credo che questa sia una delle ragioni per cui gli uomini si sono dedi­cati sempre a ricostruire il passato, sia per bocca dei vecchi che raccon­tavano intorno al fuoco, sia attraverso storie scritte sui libri. Qualcuno che, insieme ai suoi ricordi personali, abbia anche la memoria di quel giorno che fu assassinato Giulio Cesare, o della battaglia di Waterloo, ricorda più cose di chi non sa nulla di quello che è accaduto agli altri.

lo, tra i miei ricordi, ne ho alcuni molto emozionanti, di cose che non sono accadute a me, ma a mio padre, o a mia madre, o a mia nonna, che me le hanno raccontate (spesso più e più volte, ahimé) così che sono venute a far parte della mia memoria personale. Ricordando di più, e come se avessi vissuto più a lungo.

Penso che questa sia una buona ragione per leggere libri, indipendente dalle altre ragioni, estetiche o educative, che di solito vengono accampa­te. Naturalmente se si legge per obbligo (come talora accade a scuola) l'esperienza è noiosa, e quindi è di quelle che non lasciano tracce nella memoria. Ma se si legge per passione, è diverso. Una volta il grande edi­tore Valentino Bompiani aveva detto: un uomo che legge ne vale due. Si può intendere questo detto nel senso che chi legge è più colto, e sapen­do più cose può accadergli di avere più successo nella vita. Ma sappia­mo benissimo che talora ha successo anche chi, di uomini, ne vale mezzo, e non ha mai letto niente. No, non è per il successo che bisogna leggere. È per vivere di più.

Nella mia infanzia mi sono accadute, come a tutti, tante cose, persino di essere bombardato, e vi assicuro che persino il ricordo di molte notti pas­sate nel rifugio antiaereo, mentre si udivano scoppi sopra la testa e tutta­via, con gli altri ragazzi, si giocava, fanno parte eccitante del mio passato.

Eppure ho la sensazione di avere avuto un'infanzia lunghissima e piena proprio perché è piena di ricordi che ho rubato ad altri, li ho rubati a Sandokan e a Yanez mentre correvano con il loro praho i mari malesi, a d'Artagnan mentre duellava con il barone de Winter, all'Uomo Mascherato che perdutamente inseguiva Diana Palmer, e persino a Renzo e a Lucia in fuga sul lago di Como.

Sì, perché quel tanto di vita in più che si conquista leggendo non discri­mina tra grandi opere d'arte e letteratura d'intrattenimento, fanno parte della mia vita e la scalinata di Odessa dell'Incrociatore Potemkin e inse­guimenti alla diligenza visti nel più smandrappato dei western (anche se quello di Ombre rosse mi ha fatto vivere più a lungo di molti altri di seconda mano).

Ma in fondo fanno parte della mia vita anche vicende non romanzesche, storie di dinosauri, il modo in cui madame Curie ha scoperto il radio, alcune domande millenarie sul mondo, la vita e la morte.

Comunque, non fatevi ricattare da chi vi dice che bisogna leggere solo libri importanti. Ho ricordi intensi e bellissimi di libri forse scipiti, ma che mi hanno nutrito lunghi pomeriggi di eccitazione.

Sono molto grato a tutti coloro che, scrivendo per me, mi hanno conces­so una vita talmente lunga che non riesco a ricordarla tutta in un colpo, e devo ricordarla a rate. Per questo spero di campare a lungo per ricor­dare tutto quello che mi hanno raccontato.

Forse quando si è molto giovani non si pensa che valga la pena di vivere molto, ma vi assicuro che andando avanti negli anni (già dopo i trenta e i quaranta) avere vissuto di più non è una cosa da buttar via. E dunque leggere ora è una buona assicurazione non dico per la vecchiaia, ma per una maturità che non tarderà a venire.

A parte il divertimento di adesso. Se ogni trasmissione televisiva è ugua­le a quella della settimana precedente, ogni libro, anche il più stupido, è diverso da un altro."

Umberto Eco

Ce ne fossero, di persone come Eco.

(Queste riflessioni sono state copiaincollate da una discussione su Anobii.)


un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 19:29 | link | commenti (2)
categorie: parole di carta