
I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it.
Jonathan Safran Foer, Extremely Loud & Incredibly Close
Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso.
- Se puede intentar.
- Seria meterse en un laberinto.
-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras
Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
Alessandro Baricco, Castelli di rabbia
Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes).
Walt Whitman, Foglie d'erba
Sono entrate nel labirinto *loading* persone
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Insomma, manca una problematizzazione del contesto storico, mentre tutto si concentra sulle tribulazioni della cosiddetta regina vergine e sulla sua infatuazione per il fascinoso pirata interpretato da Clive Owen (che, per altro, sa fare di meglio). Il film indaga bene la figura della regina, i suoi dubbi, le sue paure, ma poi si perde in mille piccole sottigliezze e si risolve nell'essere poco più che un grazioso affresco. Insomma, Cate Blanchett da sola vale il prezzo del biglietto, ma c'è poco altro.
Primo film della mia rapida rassegna, il più e più volte citato Stardust, che come ormai tutti sapete è tratto dal bellissimo romanzo di Neil Gaiman. La versione cinematografica di Matthew Vaughn è un fantasy per famiglie di livello discreto, con un ottimo cast (fantastici de niro e pfeiffer, ma non c'è nemmeno bisogno di dirlo) e una bella fotografia. Tuttavia, funziona molto meglio come libro che come film. La sceneggiatura introduce delle modifiche a mio vedere fondamentali (in particolar modo nel finale), che tolgono un po' della forza magica ma anche dolceamara del libro per trasformarlo in un prodotto un po' più convenzionale. In ogni caso, una favola gradevole da vedere sul grande schermo.
Secondo film, visto lo scorso mercoledì, Becoming Jane, di Julian Jarrold, con Anne Hathaway nei panni della Austen e James McAvoy (per inciso un gran bel pezzo di figliolo) in quelli del suo tormentato amore Tom Lefroy. Il film in sè non ha niente di particolarmente originale: è il classico film in costume nell'Inghilterra di fine Settecento. Eppure nel suo genere è molto piacevole, in particolare per chi conosce i romanzi che hanno reso universalmente celebre Jane Austen e se li ritrova qui citati a più riprese, in modi più o meno evidenti. Poi, questi film tirano inevitabilmente fuori il mio lato più romantico, e devo ammettere che per poco alla fine ci scappava una lacrimuccia. Ma l'ho trattenuta.
Infine, venerdì sera è stato il turno di Ratatouille, ultima fatica dell'accoppiata Disney-Pixar, una meraviglia diretta da Brad Bird (quello degli Incredibili). In una Parigi ricostruita con una precisione da togliere il fiato, il topolino Remy corona il sogno di diventare chef manovrando le azioni del giovane e goffo sguattero Linguini. Il film è tipicamente disneyano nella morale che spinge a inseguire i propri sogni, e tipicamente pixariano nella precisione dei dettagli, nella fantasia e nella costruzione di scene di grande bellezza, come la travolgente sequenza nella quale Remy corregge la zuppa di Linguini, o il momento in cui l'altero critico Anton Ego ha una rivelazione proustiana assaggiando la ratatouille. Un altro gioiello Pixar, anticipato tra l'altro da un gradevolissimo corto con un simpatico alieno pasticcione per protagonista.