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I think and I think and I think. I've thought myself out of happiness one million times, but never once into it.
Jonathan Safran Foer, Extremely Loud & Incredibly Close

Ningun refugio vale de nada, pero no se puede vivir al raso.
- Se puede intentar.
- Seria meterse en un laberinto.
-En un laberinto, bueno, pero no en un castillo. Hay que elegir entre perderse y defenderse.
Carmen Martin Gaite, El cuarto de atras

Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
Alessandro Baricco, Castelli di rabbia

Did I contradict myself? Very well then I contradict myself (I am large, I contain multitudes).
Walt Whitman, Foglie d'erba

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venerdì, 30 marzo 2007

Il vento che accarezza l'erba

Qualche giorno fa, complice l’ottimo programma “Rivediamoli” del cinema Apollo di Milano, ho avuto l’opportunità di vedere il film vincitore all’ultimo Festival di Cannes, Il vento che accarezza l’erba, di Ken Loach. Una Palma d’Oro controversa, per un film indubbiamente non facile. Prima di vederlo, avevo sentito soprattutto voci, se non contro, almeno poco convinte. Io invece l’ho apprezzato, almeno rispetto a determinati punti di vista. Certo, non è un film indimenticabile. La seconda parte per esempio si incarta un po’ su se stessa, e non regge il confronto con le scene iniziali, di una forza estrema.
Ma facciamo un passo indietro. Il film è ambientato nell’Irlanda degli anni Venti, durante la repressione britannica, e mostra la nascita del Sinn Féin (la resistenza contro l’oppressore). La scena si apre con i soldati inglesi che mettono sotto torchio un gruppo di giovani in un tranquillo paesino di campagna, uccidendo di botte sotto gli occhi della madre uno di loro, solo diciassettenne, perché si rifiuta di dire il suo nome in inglese anziché in gaelico. In seguito a questo episodio, i fratelli Damien (Cilian Murphy) e Teddy (Padraic Delaney) O’Donovan si uniscono all’Irish Repubblican Army. Lo scettico Damien, che in realtà avrebbe voluto fare il medico, si lascerà coinvolgere dalla lotta, assumendo posizioni sempre più intransigenti. Dopo la ratifica del trattato di pace con l’Inghilterra, Damien e Teddy si troveranno ad essere nemici, appartenenti rispettivamente alla fazione radicale e a quella moderata. E ora mi fermo, perché non voglio svelare come va a finire. 

Il punto di forza di questo film, oltre alle splendide location (infinitamente poetiche, ma del resto siamo in Irlanda) e alla bravura dei protagonisti, risiede nella profondità delle questioni ideologiche che pone, importanti sia per quanto riguarda la storia dell’Irlanda (con strascichi ancora nel presente), sia a livello più generale: come bisogna reagire contro un popolo oppressore che non permette di parlare nemmeno la propria lingua? Fin dove è lecito spingersi per ottenere la libertà? Tuttavia, questo punto di forza costituisce in qualche modo anche una debolezza, perché non riesce ad andare oltre una visione nettamente dualistica: prima gli irlandesi contro gli inglesi, poi le due fazioni irlandesi (e quindi i due fratelli). Si cade così in un’impasse ideologica e narrativa estremizzata nel finale, prevedibile ma non per questo meno crudele.
In conclusione, un film che vale la pena vedere, ma che non riesce ad appassionare.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 23:32 | link | commenti
categorie: recensioni, visioni, premi, grande schermo e dintorni
mercoledì, 28 marzo 2007

Ieri sera, al cinema

Post coming soon
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:04 | link | commenti
categorie: visioni, grande schermo e dintorni
martedì, 27 marzo 2007

Polvere di stelle

Negli  States è in lavorazione il film tratto da Stardust, delizioso romanzo fantasy di Neil Gaiman. Io l’ho letto quasi per caso, un paio d’anni fa, preso in libreria per pura curiosità dopo aver visto Gaiman a una conferenza a Bologna ed essermi innamorata di lui (in quell’occasione mi ha addirittura rivolto la parola. Io lavoravo in sala, ho visto che continuava a bere e ho provveduto a cambiare la sua bottiglia d’acqua quasi vuota con una bella fresca. Lui si è interrotto, e mi ha detto “thank you”).
Il film, diretto da Matthew Vaughn e distribuito dalla Paramount, presenta un cast di tutto rispetto: Claire Danes, Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Sienna Miller e Charlie Cox. Niente male, insomma. C’è persino Peter O’Toole. Gaiman figura nei credits tanto come sceneggiatore che come produttore. L’uscita prevista è per il 10 agosto, e chissà quanto ci metterà ad arrivare in Italia. Nel frattempo però si può vedere il primo trailer originale. E per chi fosse interessato esiste anche il sito web ufficiale:
.http://www.stardustmovie.com.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 17:31 | link | commenti (1)
categorie: segnalazione, fantasy, parole di carta, neil gaiman, grande schermo e dintorni
sabato, 24 marzo 2007

Something unusual, something strange, comes from nothing at all

Sì, lo so, sono in ritardo di quasi una settimana. E' che le cose belle devono sedimentare, essere gustate, elaborate... No, va bene, lo ammetto: non ho avuto tempo. E se devo essere sincera non ne avrei nemmeno ora, di tempo. Però non potevo proprio non dedicare almeno qualche riga al concerto di Damien Rice domenica scorsa a Milano, se non altro almeno per rispetto nei confronti di chi a quel concerto non è riuscito a entrare (vero, Stefano?).
Comunque, davvero un'ottima serata. In realtà il ragazzo si fa un po' attendere, ma poi, pronti via, e si comincia inaspettatamente con Cannonball, canzone senza dubbio conosciuta  da tutto l'eterogeneo pubblico in sala. Damien è davvero bravo. Il pubblico nemmeno canta con lui, tutti sono rapiti e ascoltano in religioso silenzio. Il concerto prosegue alternando le canzoni dei suoi due album, nessuna tra le più belle manca all'appello. Un'esecuzione perfetta dopo l'altra, quasi tutte chiuse in chiave elettronica, giocando con i suoni distorti della chitarra e della sua stessa voce. Tra tutte, segnalerei una versione pazzesca di Amie. Da togliere il fiato. The Blower's Daughter, la mia preferita, una delle pochissime canzoni che mi fanno correre un brivido lungo la schiena tutte le volte che le ascolto (l'altra è Daffodil Lament dei Cranberries), arriva quasi in chiusura. Accolta da un'autentica ovazione, è semplicemente perfetta. Damien è un artista raffinato, e il mio timore era che fosse anche un po' sulle sue. Invece, oltre che bravo e bello, si scopre che il ragazzo è anche simpatico. Presenta le canzoni con lunghi aneddoti nei quali fa autoironia. Il pubblico ride. Poi, ad un tratto, lui si blocca. Chiede: "Can you speak English? It just occurred to me". Nuove risate. Evidentemente il pubblico è preparato. Anche perchè ci sono moltissimi stranieri.
Alla fine usciamo tutti contenti, emozionati e un po' innamorati. Del resto, come si fa a non innamorarsi di queste canzoni, e della voce che le canta? E poi, via, guardatelo...
(La foto qui accanto è in onore di Letizia che è stata la prima tra noi a scoprire Damien. E poi l'ha fatto scoprire a me).

Ps: per chi fosse interessato, al mio indirizzo YouTube sono disponibili le riprese dal vivo di Cannonball e The Blower's Daughter, fatte da me medesima.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 16:59 | link | commenti (1)
categorie: musica, concerti
sabato, 17 marzo 2007

Libri, libri, libri

Riesumo questo testarello che era girato tempo fa… ho perso le mie risposte di allora, sarebbe stato bello confrontare le differenze (che saranno tantissime, immagino. Cambio idea piuttosto spesso. E lo considero un pregio).


Libri della mia biblioteca:
Quasi 500 (volete il numero esatto a oggi? 485). Dove li tengo tutti? Un po’ a casa, un po’ a Milano, in ogni angolo disponibile. No, non li ho letti tutti. Però ne ho letti tanti altri che non possiedo… Non so quanti libri ho letto, calcolatene almeno un paio al mese, da quando avevo più o meno otto anni…

Gli ultimi libri che ho comprato:

A parte il fatto che parecchie new entries non sono state comprate (eh, il bello di lavorare nell’editoria)… Gli ultimi libri che ho effettivamente acquistato sono:

L’Italia spensierata di Francesco Piccoli (Laterza), perché ne ha parlato Daria Bignardi nella sua rubrica settimanale su Vanity Fair e mi ha incuriosito.

Everyman di Philip Roth (Einaudi), perché è una specie di obbligo morale.

Diviners – I Rabdomanti di Rick Moody (Bompiani), perché un mio amico mi ha chiesto di comprarglielo, io mi sono incuriosita e l’ho preso anche per me.

L’apprendistato di Duddy Kravitz di Mordecai Richler (Adelphi), perché dopo aver letto La versione di Barney questo non potevo proprio perdermelo.

Una vita da lettore di Nick Hornby (Guanda), e il perché è ovvio.


Il libro che sto leggendo ora:
Sono due (in onore al mio nuovo trend: un romanzo, e un libro di non-fiction):

Diviners – I Rabdomanti di Rick Moody (Bompiani): un mattone di 544 pagine (sono arrivata a 244), per ora piuttosto gustoso, con i suoi numerosi personaggi e la sua satira sottile ma efficacissima.

A Short History of Nearly Everything di Bill Bryson (Headline; in Italia Breve storia di (quasi) tutto, Guanda): come dice il titolo, la storia di tutto. Una sorta di compendio della storia del nostro pianeta, e della scienza in generale. Un po’ difficile nel dettaglio, ma stimola la mia formazione scientifica, e poi Bill Bryson ha un’incredibile naturalezza di scrittura e riesce a far sembrare divertente anche la teoria della tettonica a placche.
… i libri che si stanno leggendo per lavoro non valgono, vero??


Alcuni libri che mi hanno segnato:

I libri che mi hanno segnato sarebbero tantissimi, in realtà, ma proviamo a fare una sintesi:

Oceano Mare di Alessandro Baricco (Rizzoli). Per una sola frase. Dove finisce l’oceano?

Cime Tempestose di Emily Bronte. Questo ha segnato la mia adolescenza. Tra versione italiana e originale inglese credo di averlo letto almeno cinque volte. Eh, il mio lato romantico…

La versione di Barney di Mordecai Richler (Adelphi). Per la sua ironia pungente, perché non è politically correct, e per il finale più bello, inaspettato e fulminante della storia della letteratura.

Extremely Loud & Incredibly Close di Jonathan Safran Foer (Hamish Hamilton; in Italia Molto forte, incredibilmente vicino, Guanda). Perché è diventato il mio libro preferito dopo due pagine. E perché lo è rimasto a lettura finita. Perché è di una dolcezza immensa. Perché è originale. Perché parla dell’11 settembre in modo completamente diverso dagli altri. Perché, semplicemente, mi ha stregata, mi ha commossa, mi è rimasto dentro.


Libri che consiglio:

Sicuramente La versione di Barney e Incredibilmente forte, molto vicino. Credetemi, delle migliaia di libri esistenti, questi due bisogna proprio leggerli. E poi:

Espiazione di Ian McEwan (Einaudi): senza dubbio il miglior McEwan, un libro che appassiona e che stupisce.

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffeneger (Mondadori): anche se ormai credo di averlo già consigliato a tutti… la storia d’amore più originale, dolcissima senza essere zuccherosa.

Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez (Mondadori): semplicemente perché è bellissimo.

La trilogia di New York, di Paul Auster (Einaudi): perché è come un thriller, ma con un tocco di irrealtà, e perché la scrittura di Auster cattura.

Il cacciatore di acquiloni di Khaled Hosseini (Piemme): perché se è nella top ten dei libri più venduti da almeno due anni, un motivo ci dovrà pur essere… leggete, e ve ne accorgerete.

Un libro a caso di Neil Gaiman, magari iniziando da quelli “young adults” come Coraline (vi dice niente?) o Stardust. E se poi vi piace il suo fantasy ironico, non perdetevi American Gods e I figli di Anansi (tutti Mondadori).

Poi ce ne sarebbero tantissimi altri, come i romanzi di Milan Kundera, o quelli di Antonio Tabucchi, ma se mi mettessi a elencare tutto quello che consiglierei non basterebbe questo blog!

E poi, naturalmente, per chi non ha mai letto la saga di Harry Potter… beh, cosa aspettate? (il 21 luglio esce il settimo – e ultimo! – episodio. Che io ho già provveduto a prenotare tempo fa…scommesse su come andrà a finire?).

… e voi, cosa mi consigliate?
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:18 | link | commenti
categorie: test, parole di carta
mercoledì, 14 marzo 2007

Un piccolo nido

Esco un attimo dal seminato. Qui non si parla di libri-film-teatro-musica. Solo un piccolo post sottovoce per dire che ho trovato la mia nuova dimora, e che dal primo aprile (no, dal 2, perchè il primo è domenica) ufficialmente vivrò da sola. Una casetta tutta per me, per la prima volta. Sono un po' emozionata... Magari prossimamente, quando prenderò possesso delle chiavi, scatterò un paio di foto e le metterò qui.
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 18:35 | link | commenti
categorie: announcements
martedì, 13 marzo 2007

"Era entrato nel nulla senza nemmeno saperlo"

Everyman di Philip Roth (Einaudi, 2007)

Ultimo lavoro di uno dei più prolifici autori americani, Everyman sembra quasi un commiato. Un romanzo breve, che si concentra sulla vita di un uomo, un uomo qualunque, come dice il titolo. Con uno stile a tratti poetico (ma non per questo meno cinico del solito), Roth racconta la vita e la morte di quest’uomo a partire dal suo funerale, seguendo poi la cronologia scandita dai vari interventi chirurgici, dal primo quando ancora era bambino a quello che gli sarà fatale. Figlio di un gioielliere ebreo, Everyman (del quale non a caso non viene mai reso noto il nome) cresce con il fratello maggiore Howie in un clima disteso e sereno, nonostante in America siano gli anni della grande depressione. Cresciuto, per accontentare la famiglia lascerà da parte i sogni di diventare pittore, per fare l’art director in un’importante agenzia pubblicitaria. Ai successi sul lavoro non corrispondono però quelli nella vita privata. Lascia la prima moglie e due figli piccoli per sposare Phoebe, conosciuta sul lavoro, dalla quale avrà una figlia. Ma anni dopo non riesce a trattenersi e la tradisce prima con la segretaria diciannovenne e poi con una modella danese che ha la metà dei suoi anni. Scoperta la tresca, Everyman sposa la giovane amante per salvare almeno la faccia. Ma anche questo matrimonio durerà poco. Gli ultimi anni della sua vita li trascorrerà in una località balneare per pensionati, poco lontana da New York, in quasi completa solitudine: morti i genitori, ignorato dai figli del suo primo matrimonio e dalle sue ex mogli, poco in contatto anche con il fratello Howie, che lui stesso ha allontanato perchè invidioso della sua perfetta forma fisica, Everyman ha il solo contatto della figlia Nancy, l’unica che continua a stargli vicino.
Il libro ripercorre le tappe della vita di quest’uomo, che all’inizio è presentato nelle parole del fratello Howie al funerale come tranquillo, amichevole, un lavoratore onesto. Ma nel corso del libro il ragazzino affidabile si tramuta in un uomo cinico, invidioso, egoista, che ha distrutto tutte le famiglie che ha provato a mettere in piedi perché non è mai stato in grado di controllare le sue pulsioni. Un uomo per cui la prestanza fisica rappresentava tutto, e per il quale perderla rappresenta la più grande delle tragedie.
In 130 pagine Roth riesce a raccontare la vita di un uomo, e a farlo in modo praticamente perfetto. Tocca tematiche come la solitudine e la morte, e lo fa senza facili risposte preconfezionate, da ateo quale è, semplicemente tratteggiando i pensieri di un uomo profondamente imperfetto. Un uomo che al tempo stesso è un po’ tutti noi.
Il punto più alto, secondo me,  si trova alle ultime pagine, quando Everyman va a visitare il cimitero ebraico dove sono sepolti i suoi genitori (e dove di lì a pochi giorni si svolgerà il suo funerale) e osserva il lavoro del becchino. Una manciata di pagine di letteratura allo stato puro. E poi, l’ultima operazione, alla quale Everyman si accosta per una volta ottimista, sentendosi pieno di vitalità. L’anestesia lo addormenta e lui senza nemmeno accorgersi è già diventato nulla.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 10:32 | link | commenti
categorie: recensioni, parole di carta
domenica, 11 marzo 2007

La libertà è partecipazione

Lo scorso martedì al teatro Strehler di Milano ho visto Miserabili. Io e Margaret Thatcher. Con Marco Paolini e I Mercanti di Liquore. Un bello spettacolo. Paolini lo definisce  “una ballata sul tempo che è denaro e sul denaro che non è tempo. Una ballata sulla metamorfosi che ha reso vecchio tutto ciò che era moderno anche se fatichiamo a prenderne atto”. Proseguimento ideale degli Album, lo spettacolo si apre rivolgendo una domanda al pubblico: “quello che siete ora, corrisponde a quello che sognavate di diventare quando eravate bambini?”. Una domanda indirizzata a un pubblico che, idealmente, “aveva 8 anni nel 1964”. Ma imbarazzante anche per tutti gli altri. Il tema dello spettacolo, un po’ parlato e un po’ cantato, è il mondo del lavoro attuale, con il predominio dell’economia sulla politica, le privatizzazioni, la schiavitù del denaro. Un esempio su tutti, e alzi la mano chi non ha mai pensato o detto la stessa cosa (cito più o meno a memoria): “Io mi voglio bene, ci tengo al mio fisico, quindi mi sono iscritto in palestra.” “E non puoi fare ginnastica a casa?” “No, perché se non pago non lo faccio”. Paolini si scaglia contro questo dominio del marketing, dove tutto quello che ha un costo elevato ha valore, dove anche il tempo libero diventa investimento di denaro. Ma si scaglia anche e soprattutto sul mondo del lavoro, dove gli uffici di collocamento sono stati rimpiazzati da agenzie interinali (che non si chiamano nemmeno più così, ora si chiamano “agenzie per la somministrazione del lavoro”. Somministrazione!?), che assomigliano sempre più alle agenzie viaggi. Dove un uomo di mezza età che avuto certezze per tutta la vita si trova a dover ricominciare da capo, e accontentarsi di soluzioni “solo per tre mesi, per non lasciarti a casa. E comunque non c’è altro”. Dove i giovani passano le giornate rispondendo al telefono nei call center oppure sono costretti a entrare nell’esercito e andare a prestare servizio nelle zone di guerra per poter mettere da parte un po’ di soldi per il futuro. Tutto questo nelle parole di vari personaggi (tratti dagli Album) e nell’ipotetico dialogo di Nicola/Paolini con Margaret Thatcher, vista non come capro espiatorio ma come colei che prima di tutti gli altri (insieme alla controparte statunitense Ronald Reagan) ha dato il là ai cambiamenti che ci hanno portato a diventare quello che siamo ora.
Un Paolini tornato al suo stile militante, che può piacere o non piacere. Si possono condividere o meno le sue opinioni, ci mancherebbe altro. Però non credo si possa fare a meno di apprezzare la messa in scena in sé, con le travolgenti canzoni dei Mercanti di Liquore (Karma Kola su tutte) e un Paolini scatenato che canta e salta per il palcoscenico.
Uno spettacolo di un paio d’ore che volano come fossero due minuti, dove alla fine quello che resta è una sensazione agrodolce, un senso di amarezza per tutte le cose sbagliate che ci sono ma, soprattutto, per la constatazione che ciascuno ormai guarda solo al suo orticello. E nessuno pare tenere presente che la vera libertà non è assenza di vincoli. Come disse Giorgio Gaber, la vera libertà è partecipazione. È bello che qualcuno, ogni tanto, ce lo ricordi.

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 12:38 | link | commenti
categorie: visioni, palcoscenico
mercoledì, 07 marzo 2007

Ieri sera, a teatro

Seguiranno parole
un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 11:11 | link | commenti
categorie: palcoscenico
martedì, 06 marzo 2007

"Sono solo una nullitĂ  dell'Indiana"

Prep di Curtis Sittenfeld (Rizzoli, 2006).

Lee Fiora è una ragazza dell’Indiana. Suo padre è commerciante di materassi, e la famiglia trascorre una vita serena nella cittadina di South Bent. Ma Lee è ambiziosa, e sogna un futuro diverso: con invidiabile convinzione chiede e ottiene una borsa di studio per Ault, prestigiosa scuola superiore privata vicino a Boston, Massachusetts. La realtà è però ben diversa dalle sue fantasticherie, e Lee si scontra subito con un ambiente all’apparenza neutro ma che percepisce subito come ostile: Ault è popolata da ragazzi e ragazze privilegiatissimi, belli, ricchi e intelligenti. Mentre Lee non solo non riesce a stabilire una soddisfacente vita sociale, ma non è neppure particolarmente brava a scuola, e in più occasioni rischia la bocciatura.
Prep
è il racconto dei quattro anni trascorsi a Ault, narrato retrospettivamente da una Lee poco più che ventenne. La voce narrante non si sofferma in giudizi, ma descrive in modo estremamente dettagliato le sensazioni che la ragazza ha via via attraversato nel corso del tempo. Lee è  infatti decisamente incentrata su se stessa, osservatrice fino all’eccesso, e costantemente sul chi va là. Il risultato è che non solo non riesce a inserirsi, ma continua a sottovalutare le sue possibilità anche quando potrebbe valorizzarle. La cosa interessante è che la colpa non viene riversata su Ault, sul suo stile di vita e sulle sue regole: Lee non è una vittima, è lei stessa l’artefice del suo isolamento spesso autoimposto, tanto da risultare a tratti esasperante per la totale mancanza di fiducia in se stessa. E non si può nemmeno parlare di romanzo di formazione, perché Lee non sembra imparare nulla dai suoi errori: l’esperienza di Ault (compresa la relazione sessuale clandestina con il perfetto Cross Sugarmann) non la cambia in modo particolare. L’unico risultato tangibile è che Lee finisce per sentirsi estranea tanto ad Ault quanto a casa sua, arrivando addirittura a vergognarsi della sua famiglia.
Tirando le fila, Prep si può leggere come un romanzetto leggero e senza pretese, una lettura estiva o comunque non impegnata. Ma all’occhio attento non sfuggirà un neanche troppo velato approfondimento su questioni politche sempre vive come la differenza di classe, la razza, il genere.
Romanzo forse un po’ troppo lungo, forse un po’ troppo descrittivo a scapito della ricchezza della trama, con forse qualche stereotipo di troppo, ma a conti fatti un buon romanzo, scritto in modo brillante e divertente, spesso autoironico, che fornisce un ritratto dell’adolescenza complesso, ricco di sfaccettature, in cui tutti noi possiamo riconoscerci in qualche tratto (a meno che qualcuno non si sia dimenticato la propria adolescenza, ma non mi pare umanamente possibile).

un altro granello di sabbia di: BlackCoraline alle 14:21 | link | commenti (3)
categorie: recensioni, parole di carta